Morena Rozzi – Macbeth (ITA)

Domande a cura di Miriam C.

Trascrizione a cura di Arianna G.

Read the English version HERE.

Dopo sette lunghi anni di silenzio, gli Italiani Macbeth tornano a far capolino nella scena musicale e sono lieti di presentare in questo mese di Febbraio la loro nuova fatica discografica, “Neo Gothic Propaganda”. Sette anni in cui la band ha dovuto affrontare fattori negativi ma anche positivi, come la stessa singer Morena Rozzi ci illustra in questa breve ma importante intervistata concessaci in occasione dell’imminente release discografica…
 
Dopo sette anni i Macbeth tornano con un nuovo album chiamato“Neo Gothic Propaganda”. Prima di tutto vorrei chiederti perché ci sono voluti così tanti anni per rilasciare questo nuovo disco dopo la precedente release del 2007, ovvero “Superangelic Hate Bringers”? Quale è stato l’ ostacolo più grande che vi ha quindi obbligati a una lunghissima pausa?

Sì. Hai detto bene, sono passati sette anni. Ci sono stati degli ostacoli, siamo stati in parte obbligati a questa lunga pausa per un problema alla spalla di Max, che non è una cosa da poco… e quindi siamo stati costretti ad annullare un tour in Cina ed alcuni concerti anche nell’Est Europa e in questa lunga pausa ci inserisco anche un mio lungo percorso personale: io e Fabrizio ci siamo sposati, che è il batterista, e poi da lì è nata Alice (ride). Abbiamo una bimba che ha ormai 13 mesi, quindi in parte ci siamo anche fermati per una scelta mia, insomma per dare un po’ più di tempo a questo aspetto che per me era molto importante. Non abbiamo mai abbandonato o non ci è mai passato per la testa di non suonare più, di scioglierci… no! Assolutamente no! Contrasti di questo genere niente. I sette anni sono stati un po’ un obbligo, ecco, prima dovuti a Max e poi a questa pausa dovuta ad Alice.

Ti andrebbe di dirci qualcosa in più sul processo di scrittura dell’album?

Sì. Allora, questo album come gli altri album è avvenuto in maniera molto, molto spontanea. Siamo persone che si frequentano anche al di fuori dell’ambito comunque musicale, professionale e quindi spesso ci ritroviamo, parliamo, quando siamo in sala prove c’è chi dà un riff di chitarra, improvvisiamo, ci facciamo molto suggestionare e condizionare da concerti che andiamo a vedere, da nuovi artisti emergenti che ascoltiamo e poi ci confrontiamo sempre. È un brainstorming continuo tra di noi, quindi quest’ultimo album, “Neo Gothic Propaganda”, è nato proprio da questa simbiosi di lavoro e di ricerca continua che abbiamo fatto, non ci siamo mai fermati ecco! A livello artistico non ci siamo mai fermati e da qui è nato, è finalmente uscito questo nuovo album che è un po’ il ritornare in parte alle origini, ma con delle sfumature nuove. Ecco! Questo è un po’ anche in riferimento al titolo, “Neo Gothic Propaganda”, è quello di collegare proprio l’inizio con quello che è la fine di questo album.

Ti riporto ciò che la stampa ha affermato a proposito di questo nuovo disco: “Il nuovo sound combina una vasta varietà di influenze e risulta più heavy, dinamico e più melodico”. Quali sono, quindi, le differenze maggiori che possiamo notare tra la release precedente e questo nuovo lavoro discografico?

Sì, allora… sono testi più melodici, quindi ti parlo anche da un punto di vista di parti vocali: c’è molta più melodia, c’è molta più attenzione a non lasciare troppi spazi musicali, quindi non lasciare, fare in modo che sia le voci, sia la musica siano un continuo, quindi c’è sempre la caratteristica di lasciare tanti spazi ai riff di chitarra e agli assoli, ma è maggiormente concentrato ad un’alchimia proprio. Abbiamo lavorato proprio tanto su questo aspetto, dove le voci e la musica sono un continuo. Spero di essere stata chiara su questa cosa, quindi questo è quello che ha reso quest’album un po’ più – io lo considero, come tutti gli artisti dicono – il lavoro più maturo, quindi questo può aprire anche nuove strade ad un nuovo genere, non si inventa più nulla, purtroppo non si inventa più nulla, però è un po’ un album che ha “costretto” non è la parola più giusta, la metterei tra virgolette, ma ci ha spinto a formarci continuamente, poiché deve essere una formazione continua, quindi mai si sta ad ascoltare solo un determinato tipo di genere, si vuole ascoltare cose nuove, particolari…

Recentemente ho letto di alcune polemiche (o meglio, problemi) legate alla Sopraintendenza dei beni architettonici e paesaggistici. Se ricordo bene, una prima ipotesi presa in analisi per la copertina dell’album era una rappresentazione, una foto dell’abbazia di San Galgano ed era stata addirittura censurata. Ti andrebbe di dirci che cosa è successo? Ed in particolar modo, perché avevate scelto proprio quella abbazia?

Beh, l’abbazia era molto suggestiva e un po’ rappresentava quello che volevamo rappresentare anche con la nuova immagine, quindi dalle foto, dalla location che avevamo scelto sia per il video, sia per il servizio fotografico l’Abbazia di San Galgano era l’ideale… il problema è che per molte persone… ancora oggi siamo in balia dell’ignoranza e quindi non so ancora perché i Beni culturali abbiano abbinato al neo gotico o alla band metal cosa si aspettassero, ecco… Non parliamo né di temi disumani, quindi il fatto che molto spesso le persone ancora oggi si fanno un po’ ingannare dall’immagine senza poi andare ad informarsi su quello che è un prodotto artistico, quello che c’è dietro ad un artista, quindi il motivo è stato questo, hanno abbinato la copertina ad un genere che è il metal. (Ride). Questo è ignorante e questo è triste, ecco… Nessuno ci ha chiesto delle motivazioni , si sono basati solo sul genere ed è triste! Non siamo andati oltre… È molto triste, quindi siamo stati fermi insomma per parecchi mesi e quindi ci siamo spostati ad altro. Abbiamo dato l’idea di creare questa nuova copertina con questo serpente e questa rosa blu che – lo ripetiamo – per noi è un punto fondamentale, è un tema fondamentale nelle nostre produzioni, nelle nostre copertine, è lo yin e lo yang, quindi il dualismo presente che un po’ ci caratterizza nei temi, nelle canzoni, nell’immagine, nello stile… Abbiamo deciso quindi di prendere e di fare questa copertina basandoci su quello che è per noi il punto fondamentale, ovvero il valore fondamentale della nostra band… e da qui la decisione di prendere la rosa e il serpente, che un po’ si ricollega alla copertina del primo disco.

Recentemente avete anche filmato un videoclip per il singolo “Scent of Winter”. Quando potremo vedere il risultato finale? Ci potresti anticipare qualcosa sul videoclip?

Allora, anticipare… (ride). Posso dirti qualcosa, ma non posso spingermi oltre: la presentazione del video sarà il 28 Febbraio al Rock N Roll di Milano e per l’occasione faremo anche quattro pezzi in unplugged per le persone che poi ci verranno ad ascoltare e faremo vedere anche il video. È un video molto, molto particolare che abbiamo girato con Mirko Andreis, che è un regista di Torino con cui ci siamo trovati molto, molto bene anche per le riprese di “Without You”, dell’album precedente “Superangelic Hate Bringers”. È molto suggestivo, ti anticipo che sarà in bianco e nero e c’è una storia, cioè protagonista è la musica e protagonista è la storia che c’è all’interno del video. Questo è quello che ti posso dire, non posso dirti di più purtroppo… anche perché non è ancora uscito!

Mi dicevi poco fa di questa data che eseguirete il 28 Febbraio. Presumo presenterete qualche brano del nuovo album…

Sì, esatto! Sì, sì, presenteremo qualcosa del nuovo album, assolutamente!

Il disco di debutto dei Macbeth è stato pubblicato nel lontano 1998 e ricordiamo che tu ti sei unita alla band solamente due anni più tardi ed insieme alla band hai pubblicato l’album “Vanitas” nel 2000. A distanza di 14 anni, cosa ti ricordi di quel periodo con maggior affetto? E soprattutto, cosa è effettivamente cambiato da allora?

Mi ricordo quel periodo come il periodo per me di riferimento e di scoperta, se devo parlare dell’esordio e la passione che i ragazzi poi mi hanno trasmesso è stata quella che poi ha portato a far diventare i Macbeth per me una cosa fondamentale. Sono poi cresciuta insieme a loro, siamo cresciuti insieme e abbiamo trasformato quello che erano i Macbeth del 1998 in quelli che sono attualmente i Macbeth adesso! Io mi ricordo proprio gli esordi come un periodo di crescita, un periodo proprio di apertura e poi di sintonia e di lavoro insieme e dal 2000 ad oggi non è cambiato nulla a livello di alchimia tra di noi, quindi mi sento parte proprio di questo gruppo e molto più – sono passati tanti anni – aperta anche a proporre cose nuove, creare cose nuove… Guarda, io ti dico che ogni volta che proviamo, partiamo veramente con il brainstorming, questo è quello che succede e siamo cresciuti. In14 anni ora abbiamo il nostro metodo che ci portiamo avanti. Rispetto all’inizio, però, 14 anni son tanti e poi tra l’altro mi sono anche innamorata in questi 14 anni con il fondatore, poi abbiamo portato avanti anche un progetto parallelo ai Macbeth che è quello di una famiglia.

L’ultimo show eseguito dalla band risale al 2009. Al momento avete qualcosa in programma?

Sì. Stiamo già mettendo giù delle date, però sono date soprattutto all’estero. Date italiane al momento non ne abbiamo, so che la casa discografica sta contattando dei festival per Luglio e Agosto, però di più non so dirti…

Ok Morena, siamo giunti alla fine della nostra chiacchierata. Per me è stato un grosso piacere. Ti andrebbe di rivolgere le parole finali ai nostri lettori?

Io prima di tutto vorrei ringraziare tutte le persone che ci hanno sostenuto, che ci sostengono, che hanno voglia di ascoltare questo nuovo lavoro, che hanno voglia di seguirci ovviamente aggiornandosi ovviamente sul nostro sito, (www.macbeth.it) oppure contattandoci sulla pagina di Facebook e poi colgo l’occasione per ricordare di venirci a trovare il 28 Febbraio al Rock N Roll di Milano e colgo l’occasione di invitare ovviamente anche te…

 

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