Cristina Scabbia – Lacuna Coil

 Intervista raccolta da Arianna G.

(con un grossissimo ringraziamento ad Andrea Carbone)

Umiltà, disponibilità e soprattutto fierezza sono le caratteristiche che contraddistingono la bellissima Cristina Scabbia, lead singer femminile dei Lacuna Coil, che proprio in questo freddo mese di Novembre tornano on the road pronti a promuovere “Broken Crown Halo”, omaggiando tutti i fan italiani regalando loro 4 date imperdibili su tutto il territorio. In occasione della prima data Italiana tenutasi a Bologna, abbiamo incontrato presso lo ZR la bella frontwoman milanese che, in questa lunga ed esaustiva chiacchierata, ci ha raccontato qualcosa in più sull’ultima fatica discografica, senza disdegnare qualche argomento piuttosto personale..
 
Innanzittutto ciao Cri! Come va?

Ciao! Tutto a posto, dai! Tutto a posto, a parte un po’ di raffreddore che ormai è il sintomo della fine del tour… ma va bene così! Poi dopo ci riprendiamo per lo show!

Finalmente, dopo un paio di mesi, vi rivediamo nuovamente in Italia in seguito alla data avuta a Monza. Vorrei chiederti, visto che ormai siamo alla fine del tour, come stanno andando le cose on the road…

Il tour è andato stupendamente, perché, allora, questa era praticamente la parte europea dopo l’ennesimo tour di un mesetto in America, quindi siamo stati anche contenti di andare in posti che non vedevamo da un po’, tipo la Germania, di fare una parte un po’ più lunga in Inghilterra… e finalmente fare delle date vere e proprie anche in Italia, anche perché ci arrivavano un sacco di messaggi dai fans che ci chiedevano come mai non suonavamo a Roma, come mai non suonavamo a Bologna… E alla fine siamo riusciti ad organizzarci e a mettere insieme queste date.

Siete passati a Bologna quattro anni fa, all’Estragon!

A Bologna sì, è passato tantissimo tempo! Anche Milano è stato un po’ un caso che siamo riusciti a fare quella data a Monza…

Sotto la pioggia…

Sì! Meno male che almeno ha smesso quando abbiamo suonato noi! E.. anche altre date che avevamo fatto noi insieme alla Red Bull, quindi c’è stata un po’ più occasione di visitare alcuni posti in Italia… però, insomma, siamo contenti che siamo riusciti ad organizzarne qualcuno in più!

Stasera siete appunto qui a Bologna, in compagnia dei Devilment e dei Motionless In White. Ieri avete avuto il day off qui in Emilia. Ho letto che avete mangiato la pizza, avete mangiato qualche piatto tipico della cucina bolognese…

Sì, la pizza non so se gli altri l’hanno mangiata, io ieri mi son buttata sulla pasta! Ho fatto una giornata a base di pasta perché mi mancava…

Cosa avete visitato e visto di bello qua a Bologna?

Ieri non ho visto assolutamente niente, un po’ perché, appunto, mi sentivo un po’ malaticcia. Alla fine i day off ti servono anche per recuperare le energie, quindi ci trovavamo all’interno di un complesso in cui abbiamo trovato subito questo baretto/ristorante con tutto quello che ci serviva per il day off, abbiamo praticamente passato la giornata lì a parlare con i proprietari del posto e a mangiare, quindi lì non ho visto assolutamente niente! Avevo, però, già avuto l’occasione di venire a Bologna, di visitarla e mi è sempre piaciuta! Preferirei venire più da turista che da day off in mezzo alle date, perché insomma… Mi piacerebbe prendermi qualche giorno per vederla proprio per bene!

Poi ti dovremmo portare a mangiare il miglior gelato della zona… così non torni più a Milano!

Benissimo, sono d’accordo! Ci sto!

Ehehe. Esattamente come era successa la volta scorsa a Monza, anche questa volta siete qua per promuovere “Broken Crown Halo”. Finora, quale tipo di riscontro avete avuto?

Molto, molto buono, perché al di là dei dati che, sì, possono sembrare più freddi delle entrate in classifica e cose così, che comunque significano che tanta gente ha comprato il CD, che tanta gente supporta ecc.., al di là di quello vedo proprio la reazione diretta ogni sera nei concerti, con le persone che cantano i testi delle canzoni nuove e questo, se ci pensi, soprattutto per un gruppo che è in giro da un bel po’, è difficile da vedere realizzato, perché di solito i fans si affezionano a delle canzoni che, il più delle volte, sono molto vecchie e tendono a non voler ascoltare niente di nuovo, perché ormai partono prevenuti, perché quella è la loro cosa preferita. A noi, invece, fa immensamente piacere che, con ogni album, abbiamo sempre mantenuto quella quantità di fans che conoscevano i pezzi, che venivano ai concerti, fedeli nella crescita del gruppo, che hanno capito cosa volevamo dire, ma anche tanti nuovi, tante facce nuove… quindi siamo molto contenti!

Ok, innanzitutto partiamo da una domanda che ti sarai sentita chiedere milioni di volte, ma comunque importante per iniziare a parlare del vostro ultimo prodotto. Come mai la scelta del titolo “Broken Crown Halo”?

Allora, non abbiamo trovato il titolo dell’album prima della registrazione del disco, perché a noi piace sempre registrare tutte le canzoni prima, scrivere tutti i testi e aspettare proprio fino all’ultimo per trovare un titolo che un po’ riassuma quello di cui abbiamo parlato, perché di solito non scriviamo concept album, non ci piace raccontare una storia per cui l’ascoltatore debba ascoltare tutte le canzoni insieme per capire quello di cui stiamo parlando. Ogni canzone è relativa ad un episodio reale della nostra vita, quindi ogni canzone può essere estrapolata a parte, può essere riletta e capita molto spesso che i fans diano un’interpretazione personalizzata di ogni canzone e onestamente mi piace molto questa cosa, perché credo che le canzoni debbano anche aiutare chi le ascolta. Capita molto spesso di ricevere i messaggi dai fans che sono stati aiutati dall’ascolto di una delle nostre canzoni. Mi piace molto questa cosa di una interpretazione diversa delle canzoni stesse! Il titolo è saltato fuori alla fine, perché ci siamo resi conto che solamente vivendo, quindi ognuno con la propria realtà, con la propria famiglia, con il proprio lavoro, con le proprie amicizie intorno, si vive una specie di vita all’interno di una sorta di reame da proteggere. Vivi all’interno di quella realtà e vuoi sentirti, comunque, protetto, sicuro e cerchi di evitare gli attacchi dall’esterno che ti possono scalfire o rovinare la tua realtà perfetta, quindi abbiamo immaginato ognuno di noi o ognuno di quelli che ascolterà il disco come un re o una regina del proprio regno che cerca di proteggere questo regno, che comunque può essere inevitabilmente scalfito, rotto… Abbiamo quindi pensato a quest’idea della corona che simboleggia il re o la regina e anche la copertina rappresenta quest’idea, perché in pratica è il disegno 3D di due corone, una maschile e una femminile, unite specularmente, però ricorda anche una sorta di… sembra una macchina da tortura steampunk. Era tutta perfetta, quindi è partito tutto da lì, è saltata fuori l’idea della copertina che ha disegnato Marco e realizzata poi in 3D e ci sembrava che tutto fosse lì al punto giusto!

Il vostro album si apre con “Nothing Stands In Our Way”. Nel testo traspare molta rabbia, determinazione e dolore per un percorso intrapreso. Quali sono le cose che hanno fatto arrabbiare i Lacuna Coil?

Più che di rabbia, parlerei di fierezza, nel senso che comunque noi mettiamo già in conto che nella vita ci saranno sempre e comunque – ma non solo nella nostra vita ma nella vita di chiunque – episodi di bassi e di alti e quindi abbiamo voluto fare questa descrizione come di un viaggio alla Thelma & Louise in cui due persone commentano questo viaggio, rendendosi conto che qualunque cosa succeda, bisogna sempre e comunque andare avanti, perché se ci si ferma si è perduti! Allora abbiamo usato questa sorta di esempio per rappresentare il viaggio della vita e il viaggio dei Lacuna Coil, che quindi in tutti questi anni hanno avuto tanti alti, ma hanno avuto anche dei bassi, dei momenti dove magari si era più giù di altri, dei momenti in cui non si è stati capiti, dei momenti in cui si è dovuto azzerare tutto e ricominciare da zero per ristabilire degli equilibri che si stavano un po’ rompendo… e quindi non c’è un episodio specifico! Diciamo che il gruppo è sempre stato forte e coeso. Si tratta perlopiù di episodi magari di vita privata, perché ovviamente prima di membri del gruppo siamo comunque esseri umani con una propria realtà famigliare, con una vita attorno, quindi bisogna magari gestire tutte e due le cose e a volte una entra nell’altra, perché ovviamente è una vita particolare, per cui sei sempre via e quando torni a casa, ti trovi spiazzato, perché magari tante cose sono cambiate nel mentre tu eri via e chi è a casa, magari, non capisce determinate cose che puoi capire solo tu che fai questo tipo di vita!

Possiamo dire, quindi, che è un testo che fa una sorta di bilancio della carriera della band…

Sì, sì, sì… un bilancio fiero, perché comunque intendevamo dare un’idea positiva. Tutto l’album è una sorta di sfogo, non uno sfogo di nervoso, non è un disco negativo, volevamo proprio che trasparisse un’idea di positività per cercare di condividere il messaggio che comunque ogni cosa che succede, se tiri fuori le cosiddette “palle” puoi comunque superare gli ostacoli, puoi comunque andare oltre. “Nothing Stands In Our Way” è l’esemplificazione più chiara, ma ci sono molte canzoni all’interno dell’album che hanno questa connotazione di uscire proprio dal momento di depressione, di tristezza, perché l’album è stato scritto in un periodo non molto bello, che però è andato a sfociare in un “Okay, ce la faremo comunque! Non ce ne frega niente e andiamo avanti!”.

Cosa vi dà la carica?

La carica, al di là della nostra passione, parlando del nostro lavoro è il fatto che adoriamo la musica, ci vogliamo un bene incredibile tra di noi, perché siamo praticamente una famiglia e, al di là di quello, è la vita stessa che te lo impone, perché se molli alle prime difficoltà, sei perduto! Bisogna solo rendersi conto che ci saranno i giorni in cui tutto sarà nero, tutto farà schifo e la vita è una merda e il giorno dopo può solo migliorare

In “Zombies”, invece, viene ripreso il tema della prima traccia, che comunque possiamo dire essere l’idea guida o la tematica centrale del vostro album, oltre alla voglia di “separare la paglia dal grano”. Invece, in “Hostage to the Light” cambia totalmente lo scenario, c’è una forte speranza e la convinzione, appunto, di essere ostaggi della luce. L’inizio della canzone sembra quasi una sorta di rituale, come se una strega richiamasse a sé tutte le energie attorno a lei per poi esplodere assieme ad esse. Quali potrebbero essere la vostra luce e le vostre energie che vi rende “senza paura, calmi e pronti a volare”?

Sì, non era collegato a streghe, rituali esoterici e cose di questo tipo, mi piace comunque come immagine! In questo caso, la luce era più intesa dall’uscire dal guscio, l’essere illuminati, a volte ci si sente da soli, ci si sente persi, non si vede uno sbocco ad una situazione difficile. Si ha paura di fare il salto di qualità, si ha paura solamente di saltare e di volare in questo caso, quindi cercare di inseguire le proprie aspirazioni, i propri sogni. In questo caso, la luce è più una sorta di richiamo, l’essere ostaggio della luce è quindi sapere di fare questo salto, ma non sapere bene come gestire la situazione. Per “Zombies” era un discorso più ampio, l’abbiamo scritta pensando a come molte volte un artista, un musicista, forse ancora di più nel nostro caso di musicisti del rock e del metal, quindi con un’immagine a volte un po’ più aggressiva, che può essre a volte capita male dall’esterno – perché purtroppo chi non è aperto di mente, chi non ha viaggiato spesso, chi non è abituato ad avere vedute un po’ più larghe trova sempre strana una immagine molto concentrata sul nero, i teschi… C’è tutto questo immaginario che io trovo affascinantissimo e altra gente può trovare strano, particolare, scabroso, spaventoso… e quindi abbiamo pensato a tutti quelli come noi! Siamo in tantissimi, a volte veniamo considerati come gli strani, come quelli che non seguono le regole, come i bizzarri, come “i satanisti”, anche se non ce ne frega assolutamente niente della materia e magari siamo le persone più positive di questo mondo! Abbiamo, quindi, pensato ad una sorta di un’armata, un’armata molto coesa perché alla fine siamo tutti molto simili nei gusti e nella mentalità, un’armata che alla fine magari si muove piano, si muove in territori diversi, ma arriva sempre all’obiettivo. Allora abbiamo immediatamente pensato agli zombies, che comunque infettano, si muovono, hanno comunque una grande forza, sono in tantissimi e abbiamo pensato a questa immagine, anche perché l’album è molto cinematografico, volevamo riprendere le immagini, le icone dei film dell’orrore, quindi lo zombie, l’uomo lupo, il vampiro… Sono elementi molto ricorrenti nei nostri testi.

In “I Forgive (But I Won’t Forget Your Name)” c’è un nemico preciso su cui vi scagliate: basta leggere il titolo per capire “Perdono, ma non dimenticherò il tuo nome”. Chi è questo nemico? È un nemico interiore, quindi una sorta di malessere, o proprio qualcuno di esterno?

Uhm, beh, non faccio nomi anche perché non sono persone che si vengono a conoscere, però più in generale penso che ognuno di noi abbia comunque un personaggio nella vita, nonostante non mi piaccia parlare di vendette, perché non sono d’accordo, non sono d’accordo sul vendicarsi sulle cose. Sono convinta che anche perdonando, rimanga sempre in alcuni casi il famoso “pelo sullo stomaco”, che comunque non si ha nei confronti di una qualche persona che ha fatto qualcosa, che ti ha fatto qualcosa! Si può essere la persona più brava del mondo, si può perdonare, ma per alcune persone rimarrà sempre l’ombra… e quindi da lì è venuta fuori questa canzone, che, dal titolo, chiaramente dice “ti perdono, ti perdono per quello che mi hai fatto, mi hai fatto male, però non mi dimentico di quello che hai fatto”. Ok, sono buona e calma, però ti tengo d’occhio!

Ho notato una possible correlazione tra il precedente album, “Dark Adrenaline” (2012) e l’ultimo: nel primo, la traccia numero 8 ha come titolo “Intoxicated”, mentre in “Broken Crown Halo” alla traccia numero 8 abbiamo “Infection”. I testi sembrano richiamarsi, o meglio, “Infection” sembrerebbe essere il proseguimento di “Intoxicated”. Nel 2012 avevamo una rabbia dovuta a una persona a cui ci siamo dedicati senza avere nulla in cambio, mentre ora abbiamo l’effettivo duello finale dove sembrerebbe concludersi con la nostra fine. Esiste questa correlazione o è solo una coincidenza bizzarra?

Ci può essere tranquillamente un collegamento tra le due, perché in tutti e due i casi si tratta di una relazione “malata”, di quel tipo di relazioni che si possono avere di dipendenza da un’altra persona e siccome, come ho detto prima, le situazioni all’interno dei nostri brani sono comunque situazioni di vita vissuta, sia sulla nostra pelle, sia sulla pelle di persone che abbiamo di fianco, è una situazione che si verifica molto, molto spesso, di rapporti di sottomissione per paura di perdere l’altra persona, di annullamento della propria personalità e a volte si arriva al punto di essere totalmente controllati dall’altra persona, dal partner con cui si vive questa relazione. Se “Intoxicated”, quindi, era più una sorta di consapevolezza dell’essere comunque intossicati da questo tipo di rapporto, però era più descritto come “Mi sto rendendo conto che, comunque, me ne devo liberare. Mi devo liberare da questa dipendenza affettiva, e forse anche di più da questa persona”, mentre invece “Infection” penso che possa essere visto un po’ più largo, quindi non solo il rapporto tra due persone, il rapporto amoroso, di stare proprio insieme ad una persona, ma può essere più amplio. Può essere anche visto come un rapporto di lavoro, di un malessere un po’ più esteso, però sicuramente ci sono dei punti in comune. Sì, sì!

L’album si chiude con “One Cold Day” che ho letto essere dedicate a Claudio Leo, recentemente scomparso. Come è stato possibile trasformare un dolore così grande in una canzone?

Allora, non volevamo che fosse una canzone che parlasse strettamente, cioè non volevamo che fosse una lettera a lui, perché noi pensiamo di avere già detto quello che volevamo dire in forma privata alle persone a lui vicine e gliele abbiamo dette a lui in maniera diversa, quindi volevamo una canzone che potesse un po’ descrivere la sensazione che si può provare in una giornata in cui ci si sente veramente giù. Volevamo descrivere la sensazione più che mettere giù una cosa diretta, parlare di quello che è successo, perché parlare direttamente della cosa ci sembrava quasi di rompere la fragilità di momenti che, per noi, sono preziosi. Volevamo fare un tributo a lui senza fare una cosa “cheesy”, senza fare una tamarrata, come si suol dire. Volevamo fare una cosa rispettosa nei suoi confronti, dedicare una canzone che può far capire come ci siamo sentiti, come ci sentiamo anche adesso, perché abbiamo accettato la cosa, perché non si può far altro, ma ovviamente manca ancora molto. Era una persona stupenda che manca a tante persone, quindi…

Qual è, se ce l’hai, la tua idea sulla morte?

La mia idea sulla morta è che… va beh, deve venire per tutti, che la cosa che ci fa più paura della morte è il distacco, non è neanche la morte in sé. È la separazione, è il fatto di restare da soli, di non potere più avere contatto con l’altra persona che se ne va, quindi è quello che ci spaventa, il fatto di non avere più contatto, di sentirsi soli! Non è la morte in sé, perché se la morte fosse una situazione per cui non vedi questa persona, però comunque la puoi sentire, puoi avere dei contatti, non ci farebbe così paura e non ci farebbe così paura se sapessimo con certezza cosa succede dopo. Se sapessimo che, dopo, chiunque se ne va sta bene anche in un’altra dimensione, è più felice, però è questo senso di incertezza che ora mi fa paura, perché la mia paura è quella di perdere le persone che amo, non è la morte in sé. È il fatto della separazione, il fatto dell’idea che un giorno non parlerò più con queste persone, non avrò più a che fare con queste persone, non le vedrò più! È un’idea che ovviamente non mi piace, non mi piace il pensiero, a volte dico che mi piacerebbe morire per prima così non devo soffrire per gli altri, però mi rendo conto che fa parte del ciclo vitale, quindi è giusto che mi viva la mia vita, è giusto che chi è nato prima di me, una volta finito il ciclo vitale, perché ogni cosa muore… È più una cosa culturale! In altre culture, la morte viene vista in maniera diversa e addirittura viene festeggiata! È tanto una questione di cultura, visto che, comunque, è una cosa naturale. Fa parte della natura, come si nasce, si muore!

Cambiando argomento per un secondo, qual era il vostro obiettivo con questo album? Qual era il messaggio che volevate lasciare?

Non volevamo lasciare nessun messaggio, perché ogni volta che scriviamo un album non lo scriviamo con l’idea di doverlo proporre a qualcuno. È più una sorta di diario personale, una sorta di autoterapia. Abbiamo bisogno di comporre della musica che ci dà qualcosa e dei testi che ci danno qualcosa abbinati alla musica, ma non abbiamo mai la pretesa di lanciare un messaggio. Alla fine noi siamo degli artisti, siamo dei musicisti, se pianificassimo così tanto quello che facciamo non saremmo musicisti, saremmo dei produttori di articoli da vendere, perché sarebbe una cosa molto fredda, molto mirata, quindi non avevamo l’intenzione di dire qualcosa a qualcuno. Volevamo dire qualcosa a noi stessi, poi ovviamente se c’è la possibilità di dividere quello che senti tu con altre persone, va bene così, ben venga!

Come ti dicevo prima, questa sera condividerete il palco dello ZR con i Devilment e i Motionless In White. Ti abbiamo vista molto attiva su Facebook, postando foto e video proprio con i ragazzi della band, quindi vorrei chiederti: qual è la tua impressione, il tuo pensiero su entrambe le band? Hai avuto modo di conoscerle meglio?

Sì, i Devilment sono praticamente sul tourbus con noi, abbiamo condiviso il tourbus in queste tre settimane. È stato un po’ un esperimento, perché era da tanto che non dividevamo il tourbus con qualcuno, però abbiamo pensato che fosse la scelta più logica, ci spostiamo insieme, quindi il posto ce ne è! Mi piacciono molto, sono delle bravissime persone, la convivenza è andata ottimamente. Conoscevamo già Dani (Filth) e… musicalmente devo dire che non è che ho seguito moltissimo i concerti, perché ci stiamo sempre e comunque preparando mentre loro vanno sul palco e non so moltissimo di loro. Ho ascoltato un paio di canzoni e comunque mi sono piaciuti. Sono comunque un gruppo nuovo, che ha ancora bisogno di esperienza. Si vede forse un po’ che non hanno suonato tanto insieme, però secondo me le canzoni ci sono, è interessante come proposta! I Motionless In White mi piacciono molto, mi piacciono a livello di immagine, hanno delle canzoni molto catchy. Sono diversi da noi, molto più elettronici, hanno un sound completamente diverso dal nostro, però penso che rendano il pacchetto ancora più interessante, perché tutti e tre i gruppi hanno qualcosa in comune, ma sono comunque slegati, quindi non è un concerto di tre ore, quattro o quanto dura in totale, con la stessa proposta musicale. A me quando capita di andare a vedere dei concerti in cui i gruppi suonano la stessa cosa mi annoio parecchio. Mi interessa molto di più che ci sia un po’ di dinamicità nel concerto stesso. Loro mi piacciono molto!

Domani, appunto, avrete la data a Roncade, poi Roma e infine Milano. Avete qualche aspettativa a riguardo?

Onestamente no, per quanto ne so le prevendite stanno andando bene, però non mi baso mai sui numeri, perché adesso è un problema un po’ di tutti quello di avere un po’ meno gente ai concerti, perché ci sono tanti concerti disponibili, dipende dalla data in cui suoni, dipende dove suoni perché certi posti sono più facilmente raggiungibili di altri… Mi ricordo che due mesi fa quando ero a Milano, c’erano talmente tanti concerti che per la prima volta ho visto un concerto di Rob Zombie e dei Within Temptation mezzi vuoti… ma perché? Perché avevano suonato i Black Sabbath, avevano suonato gli Alter Bridge, avevano suonato gli Aerosmith, avevano suonato mille gruppi quindi ogni sera c’era una scelta tra almeno quattro o cinque gruppi. Ogni sera! Qualche anno fa non era così, perché adesso i CD non si vendono più e tutti i gruppi sono in tour, quindi non ho nessuna aspettativa. Spero solo che la gente si diverta come ha fatto finora e spero se ne vada via con un sorriso e che se lo tengano per tutto il resto della settimana!

Sono passati un po’ di anni dai primi Lacuna Coil, ripercorrendo brevemente questa strada cos’è la prima cosa che ti viene in mente? Cos’è cambiato da allora? Hai dei ricordi che, appunto, ricordi con affetto o con dolore?

Sono cambiate tante cose. Adesso siamo professionisti, sappiamo come funziona tutto, sia dal lato della registrazione, sia dal lato promozionale, il lato del business. Ovviamente siamo molto più sgamati adesso, per normale esperienza, perché è il nostro lavoro da parecchi anni. È cambiato il fatto che se prima, magari, ci preoccupavamo un pochino di più di quello che poteva pensare l’altra gente di noi – e questo succedeva all’inizio, inizio, direi! – adesso non ascoltiamo più, abbiamo capito che direttamente, proporzionalmente più diventi popolare, più aumentano le possibili critiche o chi, comunque, ti può attaccare su Internet. Ovviamente sempre nascosti, perché nessuno avrebbe mai il coraggio di dirtelo in faccia, però d’altro canto crescono anche i fans, quindi non ci preoccupiamo più di questi tipi di equilibri. Siamo cresciuti noi come persone, abbiamo sempre fatto le scelte che reputavamo più giuste, abbiamo sempre curato noi la nostra immagine, quindi siamo sereni.

Tornando sempre indietro e riprendendo la precedente domanda, com’è cambiata Cristina e come si vede attualmente? Senti di aver trasmesso qualcosa in questi anni?

Al di là del fatto che sono cambiata io come persona, perché chiaramente la vita stessa ti fa cambiare in base alle esperienze che puoi avere, credo sì di essere riuscita a dare dei messaggi positivi. Ne ho riscontro praticamente ogni giorno con delle lettere che ricevo: proprio oggi ho ricevuto una lettera bellissima, da parte di una ragazza, che mi ha scritto di essere quasi “risvegliata da un torpore”, da una depressione dopo un nostro concerto e quindi ti rendi conto che un piccolo gesto, anche una parola in più, anche una attenzione data in più ad una persona che, magari, ti scrive un messaggio su Internet può provocare una reazione positiva, una reazione del tipo: “Oddio mi sono risvegliata, non mi ero mai accorta che la vita era bella prima. Adesso capisco che c’è speranza!”. Tante persone, purtroppo, non hanno la fortuna di avere una famiglia stabile alle spalle, non hanno la fortuna di avere, comunque, degli amici, di avere proprio un sistema attorno a loro che li possa supportare nelle varie scelte… e quindi, purtroppo, alcuni si trovano in difficoltà o non sanno che scelte effettuare, non sanno che passi fare per migliorare la loro vita o per uscire, magari, da un momento più buio. Io, avendo la possibilità di essere in contatto con così tante persone, offro fortunatamente una possibilità di aiutare in qualche modo, anche magari mettendo un post particolare che una persona può percepire in maniera personale. Fa qualcosa, so che sicuramente è una grossa responsabilità! Io rimarrò sempre me stessa, ma comunque metto molta attenzione nelle cose che posto, perché so sempre che qualunque cosa metto, può colpire una persona in una maniera o nell’altra! Cerco di non mettere mai cose avventate in maniera stupida, non scriverei mai scherzando: “Ah sì, che giornata brutta! Andatevi ad ammazzare!” perché so che, magari, tra mille persone che capiscono l’ironia e il sarcasmo della battuta, magari c’è davvero la persona più fragile che la prende letteralmente e, quindi, voglio cercare di non avere nessun rischio di questo genere. No, no, non ci tengo! Preferisco dare messaggi positivi, assolutamente!

So che tuttora collabori con Rolling Stones, gestendo una tua rubrica…

Sì! Non so se lo farò ancora, perché nell’editoria le cose cambiano sempre, le cose durano un po’, poi scompaiono, poi ne arrivano altre. Adesso c’è in ballo anche un’altra collaborazione, però sì! Mi piace molto questa cosa di leggere e rispondere anche in Internet, rispondo molto spesso ai fans se mi mandano messaggi privati, se mi chiedono qualcosa di specifico, di solito rispondo! Tendo a non rispondere più di tanto quando mi chiedono un parere sulla musica che hanno fatto, perché mi sento in difficoltà nel dare un giudizio sull’arte degli altri. Non mi trovo a mio agio. Penso sia una cosa personale e non debba essere io a dire come, comunque, devono far crescere la loro musica, cosa devono farne, perché penso che debba essere un percorso personale. Sarebbe come dirti come vivere la tua vita, quella è l’unica cosa che non faccio! Non mi piace più di tanto farlo, ma ogni tanto mi trovo costretta.

Perfetto. Direi che siamo arrivate alla fine di questa chiacchierata. Io ti ringrazio di cuore.

Grazie a te!

Vorresti dire qualcosa a coloro che leggere queste parole e questa intervista?

Certo! Intanto ringrazio anche tutti quelli che ci hanno supportato finora e che ci supporteranno. Li invito ad ascoltare “Broken Crown Halo” e di venire alle date italiane se hanno occasione, perché non credo che ne faremmo altre fino a data da destinarsi, sicuramente non prima dell’album successivo, che dobbiamo ancora scrivere! Ci vorrà ancora un po’ e consiglio il pacchetto, perché i gruppi sono molto validi.

 

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Photos by Steve Prue

 

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