REVENIENCE: intervista alla band

REVENIENCE: intervista alla band – In occasione della nuova edizione del Milady Metal Fest abbiamo incontrato per voi la band!
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Interview by Lorenzo Telve

A distanza di tre anni dalla loro ultima performance a Mantova, i REVENIENCE tornano all’Arci Tom.

In occasione del Milady Metal Festival, la band ha presentato in anteprima tre nuovi pezzi tratti dal prossimo album.

Per l’occasione, il gruppo emiliano si è concesso un’intervista esclusiva a Femme Metal Webzine nella figura di Lorenzo Telve.

Ciao ragazzi, ciao Debora, ben ritrovati su Femme Metal per questa nuova intervista. Come state?

Fausto: Tutto bene, siamo stanchi ma molto contenti, perché, secondo me, è stata un’esibizione fra le migliori. C’era molta gente, c’era un pubblico partecipe.

Beh, in termini di pubblico avete fatto una prova bella solida!

Fausto: Beh, mentre eravamo sul palco a suonare, ci siamo guardati come per dire: “Ma sta andando bene?”.

Diciamo che da quel fatidico giorno di San Valentino del 2020 sono davvero successe tantissime cose. Due anni di pandemia globale hanno praticamente fermato il mondo. Come avete vissuto il brutto periodo che ne è poi conseguito?

Pasquale: È andata male. Abbiamo deciso di congelare tutto, perché noi eravamo in uscita nel 2020 con il nuovo album. Avevamo anche girato un video che non è mai uscito.

La pandemia ha un po’ bloccato tutto e anche l’anno successivo, 2021, c’erano le restrizioni con i live. Quindi secondo noi non era il momento giusto per poter ripartire.

Abbiamo atteso che tutto fosse definitivamente perfetto, quindi è ripartito tutto la settimana scorsa. Abbiamo fatto un tour in Gran Bretagna, poi il Milady. E adesso entreremo in studio per finalizzare l’album e ci saranno i live, sperando che non torni un’altra pandemia.

Fausto: Basta! Siamo stati due anni senza suonare. Questa è la prima data in Italia dopo un lungo lasso di tempo. E, in questo periodo, abbiamo scritto, montato e ricreato le canzoni nuove per tentare di farle meglio…

Simone: Abbiamo scritto anche qualcosa di nuovo per il futuro disco.

Fausto: Sì, c’è anche del materiale per un terzo disco!

Debora: Sì, siamo andati in un letargo produttivo…

Pasquale: Abbiamo fermato anche i social, perché comunque non ci sembrava giusto postare cose a caso! Non avevamo nulla da dire in quel momento. Quindi, come dicevo, abbiamo congelato tutto e ci siamo concentrati nel lavoro in studio.

A distanza di quasi tre anni dal vostro ultimo live, tornate nuovamente a calcare le assi dell’Arci Tom. Se non sbaglio questa è la terza volta che suonate proprio qui. Che cosa vi aspettate dallo show di questa sera?

Fausto: Non ti sbagli. A caldo è stato uno dei migliori concerti dei Revenience. Appena siamo scesi dal palco ci siamo guardati e ci siamo detti…”ah però”. Avevamo davvero bisogno di questo. Siamo stati fermi per troppo tempo, sia a causa del covid che di altri svariati problemi interni. Nonostante molte difficoltà la band ha retto il colpo.

E il Tour in UK, fortemente voluto da Luca, è stato fondamentale per ritrovare la carica. La data a Mantova è stata la degna conclusione di questo “primo giro” di live. Sala piena, pubblico preso davvero (e inaspettatamente) bene, quindi esperienza fantastica!

Photo by Irene Scapin

Se non erro, nel 2018 eravate in lizza tra i papabili vincitori di quell’edizione del Milady Fest. Ricordo che ve la siete giocata fortemente con i pugliesi Asphodelia e i Project Renegade, vincitori effettivi. Come è ora, invece, far parte del bill senza l’ausilio di un poll?

Fausto: Giusto, eravamo in lizza anche noi per la partecipazione! Nonostante i tantissimi voti ricevuti, passarono i Project Renegade (credo che la Grecia tutta si unì per votarli). Arrivare a suonare chiamati direttamente dall’organizzazione è stata veramente una soddisfazione. Come dicevi, non è la prima volta che suoniamo all’Arci Tom! Massimo (Mazzola) ha riposto sempre grande fiducia in noi e per questo lo ringraziamo.

E’ una persona davvero appassionata e non nasconde una certa fierezza per questo evento che, ormai, è diventato un appuntamento fisso per questo tipo di musica. Quindi, che dire, siamo davvero contenti di essere stati chiamati in causa. Cerchiamo sempre di rispondere a questa fiducia con uno show all’altezza. Non vediamo l’ora di tornare lì per presentare interamente il nuovo disco, non manca molto!

Avevate qualche tipo di aspettativa quest’anno o, perlomeno, per questa nuova vostra vetrina live o, come sempre, vi siete fatti trasportare dalla genuinità e dallo spirito di squadra che da sempre vi contraddistingue?

Fausto: Wow, grazie per queste parole. Hai centrato bene il punto: i Revenience sono prima di tutto una famiglia. Ci conosciamo da tanti anni e siamo prima di tutto amici. Ognuno di noi, in questi anni di stop, ha vissuto delle esperienze negative, chi più chi meno. Sono fiero di poter dire che la band non ha fatto una piega, in questo senso. Quando è stato il momento di fermarsi abbiamo tirato i remi in barca senza battere ciglio e “ci siamo aspettati”.

Questa è una cosa che reputo preziosissima e so che non è così in tutte la band. Vogliamo fare le cose per bene, ci impegniamo a proporre delle produzioni di qualità, sia in studio che live. Cerchiamo di tenere un alto profilo quando è il momento di farlo ma non abbiamo una visione prettamente “aziendalistica” della band.

Siamo partiti per lo UK senza nessuna aspettativa, lo abbiamo fatto per noi stessi, per ripartire… La risposta del pubblico è stata superiore alle nostre aspettative. Sono venuti a sentirci, a sentire la nostra musica, a supportarci acquistando tantissimo merch, a parlare con noi. E’ stato incredibile.

Sapevamo bene che questo “training” ci avrebbe portati al Milady un po’ più “rodati” e allenati. Sono molto contento della nostra performance, ma ancora di più per la massiccia risposta del pubblico, soprattutto in Italia! Non lo do mai per scontato, so che siamo un pubblico più difficile, esigente, mi ci metto anche io. Ci siamo ritrovati una sala gremita di gente che ci ascoltava attentamente e questo è già il massimo.

L’ultima volta, con il nostro collega Nicholas, avevate lasciato aperto lo spiraglio per il vostro secondo, agognato album. Se non sbaglio, proprio nel vostro live precedente avevate presentato un inedito, “Awake”.

La volta scorsa avevate detto che avevate in parte abbandonato la vena sinfonica per dedicarvi a qualcosa di più personale. Potete anticiparci qualcosa o volete evitare spoiler per non rovinare a nessuno la sorpresa?

Fausto: A voi anticipiamo volentieri qualcosa…e direi che è la prima volta che dico qualcosa di più di quest’album
Si chiamerà “Neither Created Nor Destroyed”. A posteriori è davvero una metafora di quello che ci è accaduto ma è anche una metafora della vita stessa. Nulla si crea o si distrugge, tutto semplicemente si trasforma.

E’ un principio che va oltre il concetto chimico da cui è preso: si trasformano i rapporti umani, i sentimenti, la vita stessa, in modi e maniere molto spesso inaspettati. Le canzoni che comporranno il disco parlano più o meno di questo. Non sarà un concept ma le canzoni sono comunque legate fra di loro da questo filo conduttore. Al Milady abbiamo suonato tre brani presi da questo nuovo disco: Awake, Pillars of creation e proprio Neither Created Nor Destroyed.

Diciamo che ce la siamo presa comoda: abbiamo scritto, montato e smontato le canzoni più volte in questi anni. Devo dire che siamo molto fieri del risultato. Il primo (e unico) disco, DAEDALUM, non è malvagio ma soffre di tante “ingenuità” compositive.

E’ stato il frutto di diverse formazioni, diversi momenti compositivi, diverse influenze e noi della band, che magari conosciamo meglio i retroscena, sentiamo queste scollature all’interno del disco, nonostante ovviamente l’affetto che proviamo per le canzoni. Il nuovo album, però, è decisamente più maturo, granitico e solido. Le canzoni hanno la loro identità e siamo davvero contenti di quello che stiamo ascoltando.

Come dicevi, abbiamo eliminato ogni forma di “sinfonicità/epicità” e affini. Non siamo particolarmente fan di quel tipo di impostazione: l’intento è quello di avere pezzi decisamente più moderni con qualche inserto anni ’90 che non fa mai male. In questo periodo sto ascoltando parecchio i Vola (sono incredibili) e i Katatonia e cerco di pescare da quel tipo di immaginario.

Debora: Sì, è vero, hai perfettamente ragione! Le voci di corridoio sono giuste! L’intento è stato proprio questo: diventare un pochino più “cattivelli”, sempre tenendo delle parti melodiche, perché comunque fanno parte della nostra impronta, dando, però, quella sfumatura un pochino più cattiva, un pochino più aggressiva, più moderna…

Simone: Ci siamo concentrati di più sull’atmosfera, sul trasmettere un certo tipo di emozione che c’era anche prima che, però, era più costruita su delle parti sinfoniche un po’ più “classiche”. Ora, invece, ci sono più inserti di elettronica… probabilmente sarà molto più moderno, ma concentrato sull’atmosfera…

Pasquale: Il vecchio album veniva più da una gestazione più complessa, molti brani si sono sedimentati nel tempo, quindi sono stati composti anni prima, altri brani alla fine, quindi abbiamo un po’ un mix di varie esperienze che sono confluite nell’album… Secondo noi si sente che sono brani un po’ più vecchi.

Simone: Nel nuovo disco si sente già un distacco in alcuni brani…

Pasquale: Esatto! In questo modo, invece, è tutto molto più fresco, ecco! È più omogeneo!   

Oggi giorno è difficile davvero vedere questi risultati da molte altre band. A tal proposito, vorrei chiedervi: secondo voi che cosa manca nelle neonate realtà musicali?

Luca: Secondo me, in realtà, non manca nulla alle band, soprattutto in Italia! Negli ultimi anni ci sono state band che stanno uscendo, giovani, che stanno facendo produzioni molto interessanti. Quello che manca, probabilmente, è uno spazio per tutte le band e la possibilità per tutte di poter dire qualcosa!

Chiaramente il canale si sta sempre più restringendo, quindi è sempre più difficile arrivare alle masse, al mainstream, rispetto al restare nell’underground, dove devi essere molto più di nicchia, come è attualmente per l’Italia.

Adesso funziona leggermente in modo diverso, le possibilità sono sempre meno, quindi, secondo me, quello che manca è avere le possibilità o lo spazio e l’approccio di produzione, perché ormai con Internet, c’è la possibilità di imparare, muoversi…

Photo by Irene Scapin

Ai Revenience non piace essere definiti in un contesto specifico. Non vi piace essere etichettati, sebbene spesso vi abbiano catalogati “gothic/alternative metal”. Personalmente, come descrivereste il vostro sound?

Pasquale: Gothic/progressive.

Simone: No, direi “modern metal”.

Pasquale: Il fatto è che abbiamo sonorità gotiche, questo è indubbio, ma non gotiche nel senso il gotico/sinfonico/barocco alla Nightwish.

Fausto: Noi restiamo in quell’atmosfera un po’ “noir” alla Tim Burton. Molto spesso in sala prove parliamo di Disturbed, Korn, Dream Theater….

Pasquale: Secondo me abbiamo un background che, bene o male, viene dal progressive, quindi quando componi qualcosa viene fuori. Ecco perché io dico che chi, magari, è avvezzo nell’ascoltare quel tipo di musica, qualche sfumatura progressive la sente!

Fausto: In questo nuovo disco ci sono molti inserti con tempi un po’ più particolari, però in realtà, quando noi stiamo componendo, non ci facciamo delle pare del genere. Se viene una ballata, viene la ballata, se esce un pezzo elettronico, quello rimane… Il filo conduttore è l’atmosfera che è, più o meno, un filone di questo tipo dark/noir.

Il prossimo lavoro sarà il primo disco a tutti gli effetti con Luca al basso. Luca, hai avuto modo di dare il tuo personale tocco ai brani in composizione?

Luca: È stato molto bello, veramente ci sono alcuni aspetti da definire ancora, non a livello strumentale, perché abbiamo cercato di curare tutti i dettagli. Per quanto riguarda me, il mio compito era poter fare delle linee di basso interessanti, che potessero essere soddisfacenti per tutti, che poi è il ruolo che abbiamo tutti quanti, poiché è un libro molto aperto!

Non c’è un’idea ed un focus che parte da una sola persona e forse è anche questo che ci limita e ci fa investire molto più tempo per un finale di produzione, quindi avere cinque teste che lavorano tutte insieme e contribuire tutte e cinque per la produzione di un brano.

Fausto: Quello che posso dire io per inciso è che nel primo disco i Revenience non avevano un bassista, poiché le parti di basso le ho fatte io! Io sono un chitarrista e ti dirò che si sente adesso che c’è un bassista al lavoro! Ci sono delle belle idee di basso anche nel primo album, ma qua è un altro paio di maniche.

Debora, toglimi una curiosità: tempo fa, avevo letto alcuni commenti dove la tua voce veniva paragonata a quella di Cristina Scabbia. So che a te non piacciono i paragoni, ma ti senti in qualche modo lodata per questi complimenti?

Debora: Mi è già giunta qualche voce, è vero, mi hanno già detto questa cosa, quindi non è una sorpresa! Ti posso dire che, ovviamente, è un complimento, perché sarei bugiarda nel dirti che non lo è; d’altro canto spero, nel mio piccolo, di trasmettere anche qualcosa con Debora, ecco, di essere io in prima linea.

Sicuramente è normale essere, forse, abbinate a qualche cantante, però spero di lasciare anche la mia anima! Lo prendo, ovviamente, come un grandissimo complimento, in più è italiana anche lei!

Ad eccezione di Amy Lee, c’è qualche altra cantante che più ti affascina maggiormente?

Debora: L’unica cantante che potevo trovare affine ad oggi era proprio Amy Lee. E’ stato un bellissimo sogno che si è avverato e, perché no, perché non Cristina Scabbia?

È una domanda alla quale faccio fatica a rispondere. Ascoltando altri generi, ti potrei menzionare artiste che non hanno assolutamente niente a che fare con il metal: Tori Amos e Lana Del Rey. Sono dei riferimenti che nella mia “carriera vocale” – se così possiamo dire – ho preso, appunto, come punti di riferimento.

Sì, comunque, ti direi Amy Lee e Cristina Scabbia!

Photo by Irene Scapin

Avete le date in Regno Unito che vi hanno visto in veste di headliner in un paese straniero. Che tipo di riscontri avete avuto?

Fausto: Ti accennavo al tour in Uk già nelle risposte precedenti ma continuiamo qui. Sì, è stata una mossa volutamente azzardata, una sorta di terapia d’urto. Siamo passati dallo stare fermi due anni a partire a razzo verso un paese straniero per portare la nostra musica, senza certezze.

E’ andata molto bene, non era scontato, forse è stata la migliore mossa da fare per noi in quel momento, suonare davanti a perfetti sconosciuti, fuori dalla solita comfort zone . Questa cosa ci ha caricati a mille. Siamo tornati in Italia con ancora più grinta e voglia di terminare il nuovo lavoro.

Luca: Per noi è stata anche un po’ la prima volta, ci siamo messi un po’ più in gioco, perché fondamentalmente dici: “Vado a suonare all’estero, quindi ci prendono un po’ più sul serio rispetto a suonare sotto casa”. Anche questo, forse, è un meccanico che scatta! Suonare all’estero ti permette di essere preso un po’ più sul serio.

Pasquale: Sì, esci dalla tua zona di confort.

Simone: È stata una partenza col botto! Una scossa di adrenalina che, secondo me, ci stava tutta perché è una scrollata. Dopo due anni di ‘freeze’ suoni, certo non suoni a casa però è presto per suonare il nuovo album dal vivo ed è subito un tuffo nell’acqua ghiacciata!

Ti svegli, sai che è andata bene e sapevamo di poterci scommettere, perché, comunque, botte di adrenalina del genere le abbiamo già avute. Eravamo comunque gasati, perché era la nostra prima volta in Inghilterra e stare in tour all’estero è stato bello!

Luca: Siamo partiti senza avere nulla di nuovo in uscita, in realtà, promuovendo un disco che, oramai, è vecchio! La risposta è andata ben oltre le aspettative che avevamo, perché noi non avevamo nessuna aspettativa.

Non abbiamo fatto sold-out, però 40/50/60 persone le abbiamo comunque portate ed era la prima volta che suonavamo là; per di più eravamo headliner, quindi è stato molto, molto figo, anche molto inaspettato!

Sicuramente ritorneremo entro la fine dell’anno e allungheremo un pochettino il giro, perché dovevamo fare quattro date, poi, purtroppo, l’ultima a Glasgow è saltata, ma abbiamo già in programma di recuperarla in autunno. Cercheremo anche di arrivare fino a Londra, visto che abbiamo fatto solo date al nord, Inghilterra e, ovviamente, Scozia.

Pasquale: Ad Edinburgo abbiamo anche un report live da una webzine bellissima, quindi è stata proprio apprezzata la musica che abbiamo portato, siamo molto contenti!

Luca: Noi, comunque, cerchiamo sempre di dare il nostro meglio, quindi musicalmente siamo convinti delle carte che possiamo giocarci.

Quello che ci interessa è, banalmente a livello di business, è cercare di attirare un mercato diverso da quello italiano, sappiamo che le cose funzionano in un certo modo. Sappiamo che dovremo tornarci molte volte, ma l’impressione che abbiamo della prima esperienza fatta in Inghilterra è molto, molto positiva!

Suonare all’estero per una band italiana la fa apparire in Italia più grande di quello che è, noi siamo cinque ragazzi normalissimi e ci piace divertirci con la nostra musica. Questo è il nostro segreto!

Fausto: Per inciso, abbiamo venduto più merch in Inghilterra in tre giorni che in Italia in sei anni! (ride, ndr). Questo è per farti capire la carica delle persone!

Al momento quali saranno i vostri prossimi progetti?

Luca: Abbiamo il disco nuovo che spero possa uscire entro quest’anno. Da lì, ovviamente, partirà la promozione live anche con date headliner.

Siamo molto fiduciosi perché le possibilità sono ottime per fare, magari, un’apertura, una tourneé, sempre in Europa per poter promuovere qualche nome interessante sulla scena e per promuovere al meglio il disco nuovo.

Pasquale: Abbiamo, inoltre, un video nuovo pronto da due anni che attende solo di essere pubblicato.

Fausto: I prossimi mesi verranno spesi in studio per ultimare il disco. Fortunatamente abbiamo un nuovo quartier generale qui a Bologna che vi invito a seguire, FALLOUT STUDIO e quindi abbiamo un tempo virtualmente infinito per gestire le produzioni.

Tuttavia è davvero tempo di ultimare l’album anche perché, nel frattempo, abbiamo accumulato materiale anche per un terzo album! A meno di date “lampo” non faremo live. A lavoro finito partiremo con un tour promozionale, in Italia e all’estero. NON VEDIAMO L’ORA.

Bene, ragazzi, Debora, vi ringrazio per la concessione di questa intervista. A voi le parole finali!

Fausto: Se seguite Femme Metal vuol dire che parliamo la stessa lingua! È fondamentale che esistano portali di questo genere, portati avanti da persone che hanno una genuina passione per questa musica.

L’invito è, perciò, quello di supportare non tanto noi Revenience, quanto questo intero movimento musicale di cui non siamo solo una piccolissima parte. Vi ringraziamo ancora per lo spazio concesso, ci vediamo prestissimo!

Pasquale: Seguiteci sui social, su Facebook, Instagram, perché sono in arrivo molte novità!


REVENIENCE – “Blown Away By The Wind” live at Arci Tom – fan video

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