Intervista di Arianna Govoni

Tim Burton è certamente uno dei registi e produttori cinematografici più apprezzati di sempre. Film dopo film, questo fantastico artista ha ammaliato grandi e piccini grazie a perle cinematografiche di inestimabile valore. Chi non si è innamorato della dolcezza e della timidezza di Edward Mani Di Forbice, da sempre considerato diverso, o non si è lasciato trasportare dalle incredibile avventure di Alice Nel Paese Delle Meraviglie o, ancora, non si è identificato nell’ingenuità di Willy Wonka? Questi personaggi, da sempre molto amati da grandi e piccini, prendono ora vita nell’incredibile proposta musicale offerta dagli italiani THE SPLEEN ORCHESTRA. Il progetto, nato come tributo al grandissimo regista americano, si racconta ora ai microfoni di Femme Metal Webzine e ci trasporta nel proprio mondo attraverso un viaggio fatto di spettacolo, musica e racconto poetico che ripercorrono le pellicole più importanti realizzate dalla strabiliante mente del genio burtoniano. A voi, The Spleen Orchestra.  

Ciao ragazzi e benvenuti su Femme Metal. È un piacere per noi ospitarvi. Come state?

Paolo: Stiamo lavorando ad un sacco di novità, abbiamo un disco nuovo, una formazione rinnovata, direi che stiamo molto bene!

Vorrei iniziare la nostra chiacchierata parlando, appunto, di The Spleen Orchestra. Un progetto, a mio avviso, molto curioso e interessante che, nel corso degli anni, ha attirato sempre più interesse da parte del pubblico e anche della stampa e che tributa in tutte le sue forme il grande Tim Burton. Come è nata l’idea di omaggiare questo grandissimo produttore e regista, facendo rivivere appunto la sua magia in un contesto molto più cine-teatrale?

Sguancia: L’idea è nata ad un amico che si occupava della programmazione musicale di un piccolo locale della Brianza. La proposta ci ha entusiasmato e ci siamo attivati immediatamente per studiare qualche canzone di Nightmare Before Christmas. Il nostro esordio risale al 26 Dicembre 2009 e la serata non poteva che chiamarsi “Nightmare After Christmas”. Da allora è iniziato un percorso artistico che nessuno di noi immaginava.

Inizialmente era stata pensata per essere una sola data, un solo spettacolo, poi la cosa è cresciuta. Cosa vi ha spinto ad ampliare la cosa?

Paolo: Supportati dal grande entusiasmo per aver riempito il locale, ci siamo resi conto che il gruppo di artisti che si era raccolto intorno all’idea aveva le potenzialità per dar seguito ad un progetto e così abbiamo cominciato a lavorarci. È cresciuto tutto in maniera imprevista e senza neanche accorgercene, l’anno prossimo festeggeremo i dieci anni di Spleen Orchestra.

Da una cosa nata per caso, si è costruito un grosso interesse che ha raccolto sempre più interesse nel pubblico ma anche dai promoter stessi che hanno voluto puntare su di voi! Se non sbaglio, proprio un paio di anni fa avevate annunciato una collaborazione con Barley Arts. Come si sono evolute le cose?

Paolo: Con Barley è stato un esperimento, un’esperienza che ci ha formato ma che si è conclusa. A volte non conta quanto è grande la casa ma quanto ti senti a tuo agio, Barley Arts è una grande realtà ma abbiamo preferito tornare con la nostra storica manager Rosaria.

Dal 2012 ad oggi avete cambiato alcuni membri della band. Ora, ad esempio, alla voce troviamo Camilla. Come l’avete scovata?

Paolo: Per noi è stato fisiologico cambiare membri e collaborare con diversi musicisti che hanno tutti contribuito ad arricchire il progetto. Per quanto riguarda Emily, abbiamo fatto molti provini, ma direi che abbiamo avuto quella che si chiama una grande botta di culo.

Io stessa ho avuto modo di vedervi – come sapete – lo scorso 9 febbraio al Nerd Show di Bologna. E che dire? Sono rimasta piacevolmente colpita perché il vostro spettacolo (poiché si parla di uno spettacolo a 360°) non si basa solo sulla musica, ma anche sulla recitazione. In merito a questo, avete fatto studi specifici? Se sì, quali?

Paolo: Io sono completamente autodidatta. Posso dire che il mondo della poesia, della performance e del doppiaggio che fanno parte della mia formazione, hanno influenzato il lavoro nella Spleen. Così come è accaduto il contrario.

Sguancia: Si musicalmente ho iniziato all’età di 15 anni a studiare Basso Elettrico, strumento che ancora adesso mi accompagna in diversi progetti musicali prettamente Rock. Per quanto riguarda il canto ho iniziato a 20 anni con le prime lezioni di impostazione vocale e respirazione, ma il resto del lavoro vocale l’ho portato avanti come autodidatta. Per quanto riguarda la recitazione non ho frequentato nessuna scuola, sinceramente non mi ha mai attirato come disciplina artistica, poi da 10 anni a questa parte ho cambiato totalmente idea.

Emily: Pur non avendo fatto corsi mi è sempre piaciuta l’idea di unire teatralità e musica. Per quanto riguarda il canto ho iniziato da autodidatta a 14 anni con la mia prima band metal, ho preso poi lezioni di canto lirico e mi sono misurata con diversi generi come il gospel, il jazz, l’ acustica e il funky. Mi sono poi diplomata nella scuola NAM di Milano e attualmente insegno.

Quanto pesa la teatralità e quanto la musica nelle vostre opere/esibizioni?

Sguancia: Entrambe richiedono uno studio ben preciso e costante. Durante le esibizioni tendo a concentrarmi di più sulla precisione vocale, perché ci sono canzoni tecnicamente molto complicate (principalmente quelle di Nightmare Before Christmas) nelle quali l’arrangiamento presenta un continuo cambio di note e interpretazioni vocali. La concentrazione su questi aspetti è quindi essenziale, mentre per la recitazione a volte tendo a improvvisare su meccanismi scenici già impostati precedentemente.

Emily: Penso che il cantante debba essere in qualche modo anche attore: è necessario saper recitare per poter comunicare al meglio il significato di un brano, anche quando questo non riflette ciò che sentiamo. Mi ha molto divertito per esempio, il fatto che abbia colpito il prete nell’interpretazione dei gospel, pur non essendo affatto credente.

Anche il trucco e i costumi qui giocano un ruolo fondamentale. Quanta cura ponete nei minimi, singoli dettagli? Soprattutto, chi ha creato così accuratamente gli abiti di scena che vi permettono, appunto, di riportare in vita i celebri personaggi di Tim Burton?

Paolo: Gli abiti sono stati creati da Chiara Turati e Alessandra Marina, che sono riuscite a creare costumi eccellenti con un’estrema cura dei particolari, rinnovandoli e aggiungendo dettagli nel tempo. Non abbiamo mai smesso di lavorare allo sviluppo dei costumi, così come agli altri aspetti dello spettacolo supporto video e agli arrangiamenti e adesso la regia.

Paolo, tu stesso sei un poeta e hai all’attivo un curriculum di tutto rispetto! Avendovi, appunto, visto qualche settimana fa devo dire che tu dai sicuramente un valore aggiunto alla performance, perché, appunto, riesci a narrare in un modo così profondo da invogliare lo spettatore a seguirvi ancora di più con attenzione, a rimanere concentrato sullo sviluppo della storia che raccontate tramite le visuals e le stesse canzoni/narrazioni. Quali sono le sensazioni che ti accompagnano ogni volta che calchi un palcoscenico?

Paolo: Il mondo di Burton è un mondo di esclusi, di Freak. Fin dagli inizi il nostro è stato un tentativo di celebrare una sorta di cerimonia nella quale assieme al pubblico condividiamo le differenze, il lato oscuro, ma anche l’allegria della diversità. Per me ma per tutti noi, è importante anche incontrare il pubblico dopo gli spettacoli, confrontarci con chi come noi, vive la stessa magia.

A quale film e personaggio di Tim Burton vi sentite più legati e perché?

Sguancia: Senza alcun dubbio mi sento molto legato a Nightmare Before Christmas, un capolavoro! Nel personaggio di Jack riscontro diverse affinità, la prima che mi viene in mente è proprio la “maledetta Routine”. La mia continua ricerca di novità infatti, mi spinge a volte anche in situazioni che non mi rappresentano totalmente, rendendomene conto solo in seguito, ma dopotutto ognuno commette i propri errori!

Emily: Devo dire che i personaggi femminili di Burton non mi rappresentano. Mi somiglia invece Edward perché anche io come lui mi sono sempre sentita aliena in un posto in cui tutti si sentono normali. Crescendo poi mi sento più vicina a Beetlejuice perché pur essendo strano e bizzarro se ne frega di quello che gli sta attorno e continua ad essere quello che è.

Si sa, Tim Burton ormai è spesso associato al suo braccio destro, il grandissimo Danny Elfman. quali sono le sue colonne sonore che sentite più vostre? Quelle che vi hanno colpito particolarmente o, perché no, regalato brividi lungo la schiena?

Sguancia: I brividi lungo la schiena mi arrivano sistematicamente durante Ice Dance. Ma anche il tema di Big Fish che è uno dei miei film preferiti, mi tocca nel profondo. Ogni volta che arrivo al finale del film infatti, non riesco a trattenere le lacrime. Poi ovviamente, come già detto in precedenza, tutte le canzoni di Nightmare Before Christmas.

Emily: Le colonne sonore che preferisco senza dubbio sono Big Fish e Ice Dance per una questione strettamente musicale e compositiva.

Quanto c’è di Tim Burton in ognuno di voi? Se pensiamo ad alcuni suoi più celebri personaggi, quali Edward Mani Di Forbice o Willy Wonka, per menzionarne due, si potrebbe dire che molte persone si rivedono in loro. Il primo perché considerato diverso e incapace di relazionarsi al pubblico, l’altro perché soppresso sin da piccolo dal padre che gli ha sempre vietato qualsiasi cosa e ha rinchiuso il suo animo di bambino in un corpo di adulto ancora bloccato nella sua infantilità, per così dire..

Sguancia: Considerando i personaggi da te citati, mi sento molto affine a Willy Wonka, personaggio che interpreto durante lo show. Devo ammettere che nella vita reale ho grosse difficoltà a diventare adulto e maturo, perché reputo noiosa a morte la vita degli adulti e i soliti meccanismi familiari. Preferisco vivere e sognare come un bambino, tutto questo mi rende felice e sereno. Logicamente ogni tanto sono costretto a comportarmi da persona seria e affidabile, ma appena posso scappo nel mio mondo infantile.

Ricollegandomi a quanto vi ho chiesto pocanzi, quale è la dimensione nella quale riuscite a dare il massimo di voi stessi? Preferite le venue più piccole, dove a causa dello spazio limitato dovete interfacciarvi con una scaletta e una scenografia più ridotta, o siete più legati a posti più grandi, come il teatro, dove potete esprimere il massimo della vostra potenzialità e tirar fuori tutto il bello del vostro spettacolo?

Sguancia: Non saprei scegliere… sicuramente mi piacciono le Venue più piccole perché c’è più contatto con il pubblico (adoro guardare in faccia alla gente mentre canto), mentre lo show in teatro e in piazza davanti a tantissime persone è esaltante, mi carica a mille e non scenderei mai dal palco.

Emily: Non ho preferenze ma mi piace moltissimo il teatro, mi piace la situazione che si crea con il pubblico seduto e l’atmosfera raccolta.

Forse ora sono io quella a sognare in grande ma avete mai parlato di questo vostro tributo, del vostro progetto all’immenso Tim? È vero che sognare è bello, ma ci sono stati dei casi in cui molte band sono state notate dalle persone alle quali si ispiravano e hanno avuto anche un ottimo feedback dalle stesse! Avete mai pensato, per esempio, di inviare qualche clip video al regista o, perché no, qualcosa che documentasse questo vostro incredibile omaggio?

Paolo: Abbiamo cercato di lasciargli delle nostre tracce in diverse occasioni, è una cosa che un po’ ci spaventa un po’ ci attrae. Abbiamo sempre cercato di esaltare e rispettare gli aspetti della poetica di Burton e della musica di Elfman ma non sappiamo come valuterebbero il nostro lavoro. È un po’ come quei sogni che non sai davvero se vuoi che si avverino perché potrebbero anche deluderti.

Qualche mese avete pubblicato il vostro omonimo album di debutto. Potreste dirci come è stato artisticamente concepito e come le idee inserite nell’album vi rappresentano? Cosa vi ha spinti a pubblicare addirittura un lavoro in studio per enfatizzare maggiormente il vostro omaggio a Burton?

Simone: Dopo anni di live e di musica suonata dal vivo avevamo bisogno di fissare un suono. Abbiamo lavorato sugli arrangiamenti che portavamo dal vivo lavorando principalmente sulle sonorità: siamo partiti dalle voci e da lì abbiamo aggiunto l’indispensabile per fare in modo che i pezzi trasmettessero il messaggio musicale. In “La canzone di Sally”, per esempio, abbiamo incentrato l’arrangiamento sul significato del testo, lasciando praticamente solo la voce in tutta la prima parte, con una chitarra classica molto semplice, che porta ad un’apertura epica quando entra la voce maschile sul finale. Abbiamo registrato moltissimi suoni “materici”, bidoni, bombolette spray, (per la ritmica di “Mr Bau Bau” abbiamo registrato una scopa di saggina) per integrare gli arrangiamenti pop/rock con un’idea cinematografica del suono. Pubblicare un disco è una questione di identità: la The Spleen Orchestra esiste e ha un suono

Nell’ultimo periodo ha fatto anche notizia la collaborazione con la grandissima Loredana Berté. Cosa potete dirci in merito?

Paolo: Loredana è un’artista che divide il pubblico; o lei vuoi bene oppure no. Noi le vogliamo bene. L’occasione di lavorare con lei è stata straordinaria. Poi eravamo in un Luna Park, non si poteva chiedere di meglio!

Sguancia: Io faccio parte di quelli che non apprezza affatto il suo comportamento, però ammiro la sua carriera artistica e la sua voce graffiante.

Quali saranno i progetti che vi vedranno coinvolti prossimamente?

Paolo: Stiamo lavorando con il regista Rico Sirignano al rinnovo dello show ma anche ad uno spettacolo tutto nuovo e ad una versione ridotta per permettere l’accessibilità dello show anche a spazi più contenuti. Abbiamo anche in uscita un videoclip per la promozione del nostro primo disco, possiamo dire che sarà una stagione impegnativa.

Vi ringrazio per lo spazio che ci avete offerto, ragazzi. In attesa di vedervi a breve di nuovo su un palcoscenico, vi abbraccio e vi lascio la possibilità di concludere questa intervista nel miglior modo possibile!

Sguancia: Grazie a te e a tutti i vostri lettori e ricordatevi che è inutile sforzarsi per capirlo dovete solo immaginarlo

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