Intervista di Arianna Govoni

Ph: Sara Brasacchio (Sara Brasak)

Si sa, il metal è bello perché vario, specialmente quando all’interno dell’incredibile sfera underground trovano spazio tantissime valide realtà musicali che meriterebbero decisamente di essere portate alla luce e supportate attivamente. The Strigas appartengono certamente a quella cerchia. Fresca di pubblicazione del nuovo EP, “The Loner, la gothic band italiana torna più carica ed energica che mai grazie ad un ancor più accattivante sound ed una nuova storia da raccontare. Per l’occasione, FMW ha scambiato due chiacchiere con il carismatico leader e vocalist della band, Phobos, che così si presenta ai nostri microfoni.

Ciao Fabio! Benvenuto finalmente su Femme Metal! Èun vero piacere ospitare una persona che reputo davvero un mio grande amico! Come stai?

Phobos: Ciao Arianna! E’ tutto nostro il piacere di chiacchierare con te per Femme Metal Webzine! E’ un periodo un bel po’ stressante, ma dalla release del nostro nuovo EP “The Loner” ci stiamo godendo il momento. Perciò ci riteniamo felicemente stressati!

Bene bene, aspettavo questo momento già da svariato tempo per cui eccoci qua! Finalmente FMW ha il piacere di ospitare i The Strigas sulle proprie pagine! Diamo quindi inizio alle danze: vi andrebbe di accennarci brevemente la storia della band per la nostra utenza italiana ed internazionale?

Phobos: Certamente! E’ un bel po’ lunga, ma posso elencarvi i passi fondamentali. Siamo i “The Strigas”, una Gothic Rock band Italiana formata originariamente nel 2010 da me e Liboria. Dopo la release del nostro debut album “A Poisoned Kiss to Reality” con la Southern Brigade Records / Scarlet Records, abbiamo fatto tour e condiviso palchi con band come Moonspell, The 69 Eyes, Behemoth e molte altre della scena metal e rock più “oscura”. Nel 2019 abbiamo firmato con la Volcano Records per la release e distribuzione via The Orchard del nostro EP “The Loner” e del nostro prossimo album. Il nostro sound è ispirato al Finnish Gothic Rock e influenzato dall’alternative metal moderno. Siamo: Fabio “Phobos Storm” Ficarella (Voce), Andrea Losappio e Ray Lamanna (Chitarre), Liboria Tesoro (Basso), Francesco “Nitro” Sguera (Batteria) .

A distanza di cinque anni, la band è in procinto di presentare al grande pubblico il nuovo EP, “The Loner”. La prima domanda viene da sé: come mai un distacco così lungo dal vostro album di debutto? A cosa è dovutaquesta sorta di pausa?

Phobos: E’ stato uno stop abbastanza forzato, poiché siamo stati impegnati con tour e date durante il periodo di promozione del nostro primo album, poi abbiamo cominciato a scrivere nuovi brani, ma nessuno ci soddisfaceva appieno, non riuscireste ad immaginare quanto materiale sia stato scartato. Inoltre abbiamo avuto un cambio nella nostra line up e ci è voluto un po’ di tempo per trovare la persona giusta per sostituire il nostro precedente chitarrista. Una volta scritta la maggior parte dei brani, cominciammo a registrare il nostro secondo album. Durante la produzione, però, sono cambiate un bel po’ di cose nelle nostre vite private, così abbiamo deciso di fermarci. “The Loner” rappresenta la fine di questo momento di pausa.

Devo dire che sin dal momento in cui ho pigiato il pulsante play e ho ascoltato“Prisons”, mi sono innamorata al primo ascolto! Già sapevo che avreste tirato fuori un gran bel lavoro e così è stato! Rispetto all’album di debutto,come vi siete approcciati alla lavorazione (scrittura e registrazione) di questo nuovo lavoro? Quali sono state le differenze maggiori?

Phobos: Abbiamo provato a scrivere brani insieme, ma questo tipo di approccio per noi è molto poco produttivo in primis poichè siamo sparsi per lo stivale, quindi il tempo per il brainstorming in sala prove è abbastanza raro, e in secondo luogo perchè abbiamo tra noi ascolti abbastanza differenti. Per questo motivo, dopo aver cestinato molte idee, abbiamo deciso di ritornare allo stesso processo di scrittura del nostro primo album: scrivo personalmente la musica, i testi e gli arrangiamenti e lascio liberi i miei compagni di “interpretare” a loro modo le loro parti strumentali. Al termine dell’intero processo di scrittura, abbiamo registrato ( e poi mixato ed effettuato il mastering) al Golem Dungeon Studio e al Bonsai Productions Studio, entrambi a Bari.

Sicuramente si evince anche una maturità artistica dovuta anche alle vostre esperienze on the road e con altri progetti ai quali avete preso parte. Vi ritenete soddisfatti di questo EP?

Phobos: Certo! Lo sento più “personale” e intimo rispetto al nostro primo album.

Descrivete l’EP come “un breve viaggio tra le Prigioni delle nostre anime verso gli orizzonti del Nulla”. Vi andrebbe di spiegarci meglio questo concetto?

Phobos: Anche se composto solo da quattro brani, “The Loner” è strutturato e pensato come un concept album. Incomincia con “Prisons” nel quale definisco il nostro bisogno di cercare la libertà mentre costruiamo prigioni per noi stessi, e termina con “To Nowhere” nel quale canto la fuga da questo “mondo” di tristezza e dolore, ovunque ma non qui. E’ come un viaggio dove il punto di partenza è il nostro lato interiore e quello d’arrivo e situato nel nulla. Ha la struttura di un cerchio, dove la parte orchestrale dell’ultimo brano, ricalca la intro del primo.

The Loner, il solitario. Anche voi vi sentite un po’a modo vostro delle persone solitarie o, comunque, che amano viversi la propria solitudine?

Phobos: Il titolo è molto personale. In “Rise Up” canto “Sono stato solo in una stanza di ricordi/ solo per dimenticare questo mondo/ perchè nel silenzio posso sentire forte/ gli echi della mia anima”, nulla è più vero di questo singolo verso per spiegare il titolo dell’intero EP e ciò che penso riguardo alla solitudine. Quando sei solo sei faccia a faccia con te stesso, le tue debolezze, le tue paure. Ho passato e, tutt’ora, passo molto tempo nel mio studio, traducendo queste “battaglie interiori” in musica.

“The Loner”andrà ad anticipare un prossimo full length o è da considerarsi a tutti gli effetti un lavoro indipendente?

Phobos: “The Loner” è un capitolo nelle nostre vite. E cominciato come “parte di un piano più grande” ma con il secondo full length ho deciso di seguire una nuova strada con il nostro sound.

Parlateci della vostra collaborazione con Volcano Records & Promotions: come è nata? Come vi trovate con questa label?

Phobos: Con “The Loner” nelle nostre mani e la fine del nostro precedente contratto con la SBR/Scarlet Records abbiamo avuto un po’ di mesi per decidere se procedere autonomamente, rilasciando il nostro EP alla stessa maniera di come ho fatto con il mio side project Inner Scar, o cercare una label. Abbiamo contattato molte labels interessate alla nostra band e alla fine abbiamo deciso quella che più si confaceva ai nostri progetti. Abbiamo scritto un piano di lavoro insieme e adesso stiamo collaborando come un team.

Se doveste presentare la band a chi non ha familiarità con voi o suggerire qualche brano per farsi un’idea del tipo di musica che offrite, che canzoni consigliereste o, perlomeno, come descrivereste la vostra proposta?

Phobos: Credo che sceglierei tutti i nostri singoli, dunque “Falling Down” e “Sweet Bitterness” dal nostro album precedente, “Deliverance” e “To Nowhere” dal nostro nuovo EP. Mi piace descrivere la nostra musica come un punto d’incontro tra il rock e il metal, fortemente influenzata dalle atmosfere malinconiche del Finnish rock, miscelate con del sound più moderno. La nostra musica, d’altronde, si sta evolvendo in qualcosa di più “personale” per la nostra band poiché stiamo sperimentando nuove strade.
Il nostro secondo album ne sarà la prova. Se dovessi scegliere un nome per il nostro genere, lo descriverei come “neo – gothic rock” o generalmente “alternative rock/metal”.

Ph: Sara Brasacchio (Sara Brasak)

Molti vi hanno definiti una delle band più promettenti del panorama italiano e io non posso che esserne felice in primo luogo e in secondo essere più che d’accordo, visto che lo affermo dal 2015, da quando vi ho conosciuti! Che effetto vi fa essere etichettati così?

Phobos: E’ eccezionale e allo stesso tempo è una dichiarazione pesante. Lì fuori, d’altronde, ci sono molteplici altre bands promettenti che aspettano di essere scoperte. Molte hanno dovuto fermarsi per mancanza di supporto e questa è una situazione molto triste, soprattutto in Italia. Noi semplicemente continuiamo a lavorare sulla nostra musica, nutrendo la nostra passione ad ogni costo.

Questa è una domanda che solitamente pongo a tutti, proprio perché amo raccogliere le diverse opinioni degli intervistati. Essendo voi parte integrante di questo business, per così dire, sapete bene come si svolgono determinate dinamiche all’interno del panorama musicale. Perché spesso per una neonata band (o un gruppo in generale) risulta difficile riuscire ad avere degli ingaggi in patria e far conoscere la propria musica? Al giorno d’oggi abbiamo alcune piattaforme come Spotify, Bandcamp o lo stesso Facebook che aiuta le band nella promozione e diffusione della musica, ma quanto è difficile, comunque, riuscire a farsi conoscere e a non farsi schiacciare dal peso della fama di altri gruppi?

Phobos: Oggi viviamo in un grande paradosso. Non è mai stato facile come ora produrre o anche pubblicare musica, ma, in parallelo con questa facilità di creare musica, è cresciuto il disinteresse della gente che l’ascolta. Ecco perché è difficile per bands dell’underground italiano fare show con un grosso numero di persone nel pubblico. Attenzione, ho precisato Italia, proprio perchè in altri Paesi non abbiamo trovato la stessa situazione!
Le nostre orecchie sono continuamente bombardate da musica, ovunque, e noi possiamo accedere a qualsiasi canzone, facilmente e praticamente gratis. Credo che questo sia uno dei migliori traguardi per la Cultura Umana, ma , allo stesso tempo, ha distrutto quella “Magia” della Musica. Credo che la Musica sia come un gioco, devi farla prima per te stesso, senza crearti il problema se all’ascoltatore medio possa piacere o no, se ti leghi troppo ai gusti della gente, semplicemente hai perso in questo gioco, hai perso il motivo del tuo fare musica, che personalmente credo sia quello di comunicare te stesso agli altri e di relazionarti con gli altri. Sarai sempre “schiacciato” da band più famose, è inevitabile. Bisogna semplicemente definire i confini del proprio “angolo di Paradiso”, lavorarci su e sperare che cresca negli anni.

Quanto lavoro e dedizione servono per farsi, appunto, conoscere sia online che fuori?

Phobos: 25 ore al giorno, 8 giorni a settimana” Per essere in questo business oggi, per me, significa essere musicisti, ma anche producer, creatori di contenuti, esperti di marketing, social manager o addirittura startupper come il nostro batterista Nitro, che ha dato vita ad un interessante progetto per tutti i batteristi, chiamato “Hooplug” ( www.hooplug.com ).

Purtroppo, si sa, spesso si tende a dare “priorità” ai gruppi che vendono di più e riempiono i locali piuttosto che dar spazio a chi, magari, ha più potenziale ma, purtroppo, non ha determinate esperienze alle spalle. Cosa andrebbe cambiato in questo contesto? Perché si preferisce investire su una band piuttosto che su un’altra, partendo magari con pregiudizi non proprio consoni?

Phobos: Se quelle band hanno il potere di far crescere il proprio pubblico e portare molta gente ai loro concerti, bisogna riconoscere loro il merito. Nessuno investirà su di te se non sei capace di portare profitto a quell’investimento. La gente ha sempre pregiudizi,ma questi tipo di pensiero è ovvio!

Attualmente la musica gothic non è più in voga come poteva esserlo alla fine degli anni ‘90 o agli inizi degli anni 2000 con l’arrivo di band come HIM, Entwine, For My Pain e via discorrendo. Forse gli unici che ancora portano alta e fiera la bandiera del gothic metalnel mondo sono i The 69 Eyes, band con la quale avete condiviso tra l’altro il palco… ma di questo ne parleremo a breve! Vorrei chiedervi il perché, oggi giorno, non c’è più così tanto interesse in questo genere musicale. Io personalmente tra tantissimeband con le quali sono cresciuta (di svariati filoni musicali) ho anche amato le band sopracitate, quindi mi dispiace molto che questo filone stia un po’ svanendo nell’ombra…

Phobos: Ogni decade ha il suo mood e la sua musica. Il Rock in generale non è più di moda ultimamente, ma ci sono un sacco di appassionati in tutto il mondo. Tale situazione riflette quella della scena Gothic. Sì, molte band che ascoltavo anni fa, non ci sono più, ma il “Goth” è ancora vivissimo, con numerose band a supportare questo genere in tutte le sue forme, come i nostri amici Hell Boulevard, gli Asphodelia, gli Scream Baby Scream, senza menzionare i più famosi Rammstein e Marilyn Manson. Personalmente supporto questa scena con la mia band “The Strigas” e i miei side projects “FloVeR” e, il più nuovo, “Inner Scar”.

Ph: Sara Brasacchio (Sara Brasak)

Prima menzionavo, appunto, la bellissima esperienza che vi ha coinvolti in prima persona in occasione dell’Universal Monsters Tour dei finlandesi The 69 Eyes. Purtroppo avete preso parte solo alle date italiane, anche se personalmente io vi avrei voluti vedere supportare la band in tutto il loro tour europeo. Che tipo di avventuraè stata? Quali lezioni -se ve ne sono state -avete tratto da un gruppo del calibro dei The 69 Eyes?

Phobos: E’ stata un’avventura eccezionale, anche se per pochi show. Non c’era tempo per “imparare lezioni”, ma solo per suonare e rimanere concentrati sul da farsi. Quel tour è ancora nei nostri cuori specialmente perché l’abbiamo condiviso con il nostro amico e fonico per quegli show, Dario Valentini, che quest’anno abbiamo tragicamente perso in un incidente stradale.

Tra le tante esperienze che avete avuto on the road e nel vostro percorso musicale, ce ne è qualcuna che vi è rimasta più impressa?

Phobos: Nelle nostre avventure abbiamo accumulato tanti di quegli aneddoti ed esperienze da poterci scrivere un libro! E’ molto difficile scegliere. Uno dei momenti indimenticabili è probabilmente il concerto + workshop che abbiamo fatto in Lituania, durante un day off nel nostro primo Tour Europeo, o le centinaia di persone scatenate sotto il palco durante il nostro show al “Rock/Metal Festival” di qualche anno fa, o l’esperienza al “Trash Fest” in Finlandia e la magia di essere in tour in Europa…. E’ veramente difficile sceglierne uno. Ogni esperienza è legata ad un’emozione particolare e per me hanno tutte la stessa importanza.

Al momento siete coinvolti in prima persona alla promozione a 360 gradi di questo Ep, sono previsteanche delle date in giro per l’Italia o state ancora valutando delle opzioni?

Phobos: Pur essendo nel pieno della promozione del nostro nuovo EP “The Loner”, siamo anche nella fase di produzione del nostro prossimo full length, concentrando tutta la nostra attenzione in questo. Purtroppo abbiamo dovuto rifiutare alcune opportunità, come quella di suonare a Los Angeles e in Russia, ma stiamo pianificando e considerando altre opportunità per prossimi mesi.

Per me è stato un piacere enorme darti la possibilità di parlare del vostro lavoro con me e con le persone che andranno a leggere questa intervista. Ti ringrazio davvero tanto e spero possa giungere presto il momento in cui potrò rivedervi e poter ascoltare dal vivo il nuovo materiale. Come da tradizione, ti invito a concludere questa chiacchierata come preferite!

Phobos: Grazie mille Arianna e Femme Metal Webzine per averci dato la possibilità di condividere i nostri pensieri con voi! Vorrei inoltre ringraziare tutti i lettori. Se siete curiosi riguardo noi e le nostre “avventure” o volete supportare la nostra band, cliccate sul nostro official site www.thestrigas.com, dove troverete tutto il nostro materiale, su Facebook www.facebook.com/thestrigas o direttamente sulla nostra pagina Bandcamp qui www.thestrigas.bandcamp.com ! Ci vediamo presto!

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