MOONLIGHT HAZE – Intervista con la band

Intervista di Arianna Govoni

Photo di Arianna Govoni

Sono bastati due soli anni ai Moonlight Haze per tornare in pista più carichi e forti che mai. La pandemia, infatti, non ha affatto scalfito la band capitanata da Giulio Capone e la bella Chiara Tricarico, al contrario l’ha maggiormente rinvigorita, portandola alla composizione del terzo lavoro in studio, “Animus”, uscito recentemente per la nostrana Scarlet Records.

In occasione della prima tappa italiana prevista per questo 2022, in supporto a From The Depth e Trick Or Treat, abbiamo incontrato per voi la band. Enjoy!

Ciao Chiara, ciao ragazzi, benvenuti su Femme. Come state? Vi state godendo la quiete prima della tempesta? (che in questo caso sarebbe il live)?

Chiara: Eh sì, siamo carichissimi! Non vediamo l’ora, porca miseria! Ci voleva! (ride, ndr).

Quanto siete eccitati/gasati nel tornare nuovamente live dopo la pausa estiva che avete avuto, se non sbaglio, in Repubblica Ceca e, ovviamente, al Luppolo In Rock?

Chiara: Tanto!
Alessandro: Fuori scala!
Chiara: Esatto!

A breve parleremo anche del live, però ora iniziamo l’intervista vera e propria. Avete pubblicato da appena un paio di settimane il vostro terzo disco, “Animus”. Come sono stati i feedback ricevuti finora?

Chiara: Sicuramente i feedback che sono arrivati sono stati super positivi! Abbiamo sentito veramente tanto supporto da chi già ci seguiva e da tanta nuova gente che, prima, non ci seguiva ed ha iniziato a seguirci… insomma, fa piacere, perché noi eravamo molto soddisfatti di questo disco. Ci piaceva e quindi eravamo convinti di quello che stavamo facendo uscire. Siamo contenti che, nella maggior parte dei casi, il messaggio sia stato recepito bene anche dall’audience!.

I singoli che avete pubblicato fino a poco prima dell’effettiva release sono stati accolti molto bene, specialmente ‘We’re Free’ e “It’s Insane”… perlomeno, io ho visto molto entusiasmo da parte di una grossa fetta di pubblico, italiano e non. Potremmo forse dire che sono i singoli che ti si imprimono subito in testa, o almeno, l’humming e il ritornello di “It’s Insane” sicuramente… Pensate che, per chi non abbia ancora avuto modo di ascoltare il disco, potrebbero essere degli ottimi biglietti da visita per introdurre i Moonlight Haze? O, personalmente, scegliereste anche altri brani?

Chiara: Beh, sicuramente i singoli vengono scelti in modo da rappresentare il disco! Io, personalmente – anche se penso che sia la visione di tutti quanti – credo che ciascuna canzone, in questo album, sia molto diversa! È un album piuttosto diversificato, quindi in realtà, per comprendere un po’ la sua vera essenza, credo che si debba ascoltare un po’ per intero, perché c’è veramente un po’ di tutto!

Photo by Arianna Govoni

Tra l’altro, essendo un disco questo, come dicevo, “bello variegato”, abbiamo anche modo di sentirti sfruttare in growl!

Chiara: Esatto!

Da che cosa deriva questa scelta?

Chiara: Beh, ogni volta che si tratta di aggiungere qualcosa come un nuovo stile vocale o delle nuove sonorità un po’ in un pezzo, la mia domanda è sempre: “Serve questa cosa alla canzone?”. Come un ascoltatore non vorrebbe sentire un assolo di chitarra dall’inizio alla fine di una canzone, anche quando mi trovo a dover scrivere le melodie di voce e decidere con quali suoni, con quali sonorità, appunto, cantare, mi chiedo sempre se questa cosa serva al brano.

Diciamo che è tutto funzionale al messaggio della canzone e nel caso di “Animus”, era funzionale, proprio per quello che dice il testo, per il significato delle parole! Queste harsh vocals, appunto, compaiono nella seconda strofa e rappresentano la parte più scura della nostra interiorità, quella che un po’ ci butta giù, ci dice: “Non ce la farai” e via discorrendo… Alla fine della canzone, invece, le stesse harsh vocals dicono: “Unleash your inner force” e, quindi, si trasformano in qualcosa di assolutamente positivo! Hanno un significato, ecco, non sono buttate lì a caso!

Una cosa che accomuna il disco con i suoi predecessori è forse l’utilizzo del Latino, che vi portate dietro, appunto, sin dagli esordi. Per questo album, avete scelto la parola “Animus”, che se non erro, si correla al coraggio, o perlomeno, la frase latina di Ovidio è “il coraggio vince su ogni cosa”. Sappiamo che il latino è spesso – o forse dovrei dire ‘era’? – utilizzato nel metal, basti ricordarsi degli Epica o di Turilli, che legame avete con questa lingua?

Chiara: Beh, per quanto riguarda il latino, mi sento un po’ colpevole, nel senso che sono una sopravvissuta al Liceo Classico e mi è rimasta, evidentemente, la sindrome di Stoccolma in tutto ciò! (ride, ndr). Trovo che sia una lingua molto bella, è un po’ alle nostre radici, quindi suona bene, il che non è per niente scontato!

Trovo, poi, che ci siano tanti spunti interessanti nella letteratura antica; per quanto riguarda “Animus”, il significato vero e proprio della parola, beh, è una parola latina che nasconde tanti significati! Non è solo ‘coraggio’, ma anche ‘forza vitale’, ‘forza di volontà’ e devo dire che per noi, questo album, ha rappresentato proprio questo, perché è stato scritto durante questi periodi un po’ oscuri… Ci ha tenuti molto insieme, quindi penso che, insomma, sia stata per tutti una rinascita, è stato molto terapeutico per tutti!

Alessandro: Lo abbiamo detto, è un disco che parla di noi, tra le altre cose! Parla di noi stessi!

Sarebbe sbagliato affermare che “Animus”, in qualche modo, possa anche riflettere il coraggio dimostrato da tutti, in particolare modo da voi, durante questi ultimi due anni che, davvero, hanno messo alla prova chiunque?

Chiara: Sì, in generale nella vita ci sono sempre momenti bui e se non c’è la forza di volontà nel superarli, non li si supera! In quest’ultimo periodo, specialmente, è stato strano, per tutti quanti. Noi siamo stati tutti fortunati perché siamo stati bene, le nostre famiglie ed i nostri amici sono stati bene, quindi, tutto sommato, abbiamo patito il lockdown perché eravamo chiusi in casa, però veramente c’è stata gente che ha perso delle persone care durante questo periodo; tuttavia, nel nostro piccolo, abbiamo patito anche noi il fatto di essere rinchiusi, anche perché avevamo un disco che era appena uscito nell’estate del 2020, un sacco di date programmate, tutte cancellate.

Provate ad immaginare la frustrazione, quindi per fortuna scrivendo questo nuovo materiale ci siamo sentiti ancora più vicini, anche se eravamo tutti a distanza. Volevamo, quindi, dare un significato della rinascita! Penso che nella maggior parte delle canzoni ci sia, appunto, questo dualismo tra una parte oscura ed una, invece, sempre positiva, perché, anche se eravamo chiusi nei nostri studietti in casa, avevamo sempre questa voglia di riprendere con i concerti, di riprendere ciò che avevamo dovuto mettere in pausa forzatamente….

Come dicevo prima, oggi siete qui dopo qualche mese lontani dai palchi, a presentare al pubblico parmense la vostra ultima release. Siete, devo dire, in ottima compagnia, perché condividerete il palco con i From The Depth e, ovviamente, i Trick Or Treat, anche loro freschi di pubblicazione, avvenuta appunto oggi! In un video che mostrava Chiara in compagnia di Alle Conti, è stato annunciato che probabilmente questa sera riserverete un paio di sorprese. È così? Che cosa bisognerà aspettarsi?

Chiara: Posso dirti che entrambe le band hanno preparato due spettacoli molto speciali perché, appunto, è un doppio release show, quindi sono due dischi che vengono portati dal vivo per la prima volta, quindi potrai immaginare…

Marco: Si è deciso di investire nella data, ci si è prodigati per dare uno show un po’ sopra a quello che sarebbe uno show, diciamo, ‘regolare’. Qua ci siamo proprio detti: “Okay, è il giorno della riapertura, andiamo proprio con tutto quello che possiamo fare, tutto quello che è nelle nostre possibilità!”.

Chiara: Beh, in generale, noi come band cerchiamo sempre di fare il possibile affinché i nostri concerti siano più un’esperienza! Vogliamo portare l’ascoltatore nel nostro mondo, non vogliamo solo salire sul palco, attaccare gli strumenti e suonare, perché comunque fa tutto parte del messaggio che arriva!

Marco: Il discorso è che mentre ad un festival devi per forza scendere a dei compromessi, perché c’è una timeline da rispettare, c’è anche una location che prendiamo con comodo e facciamo tutto quello che è nel nostro potenziale per portare, proprio, il miglior show che possiamo portare anche lavorandoci di più, in pre-produzione, in produzione… Anche i Trick Or Treat hanno fatto qualcosa di bello!

Al momento quali saranno, appunto, i progetti che vi vedranno coinvolti nelle prossime settimane? Come promuoverete al meglio la nuova release?

Marco: Il piano sarebbe quello di suonare il più possibile!

Chiara: Per ora l’unica cosa che possiamo annunciare è, per il momento, lo show del 30 giugno con i Lacuna Coil.
Marco: Cercheremo di fare tutto, ma non sarà semplicissimo, perché, comunque, parliamo come se adesso fosse l’estate del 2020!

Sostanzialmente stiamo recuperando tutto, ci sono stati questi due anni un po’ balordi e noi tenteremo di fare il possibile per cercare di scavare fuori da tutte le situazioni. Stiamo lavorando su alcune possibilità di data, chiaramente non è un anno semplice, è un anno strano per il mondo dello spettacolo, quindi faremo il possibile per tutto ciò che riguarda il piano live online e a livello di contenuti!

Ok ragazzi, questa era la mia ultima domanda. Ho dovuto un po’ stringere, a causa delle tempistiche non propriamente ottimali, dal momento che tra cinque minuti avrete anche un bel meet and greet! Vi ringrazio per lo spazio concessomi e, nel frattempo, vi auguro un bel in bocca al lupo per stasera!

Chiara: Grazie mille!

Marco: Grazie mille per essere passati!

Alessandro: Grazie mille! Un saluto ai lettori e agli ascoltatori!

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