Live report a cura di Maryka Arcadu

Si ringrazia Pamela Scavran e Shining Productions per l’infinita gentilezza e l’incredibile disponibilità.

Questo è il genere di live report che un cronista non vorrebbe mai scrivere, specialmente quando una band gli ha dato un sacco di emozioni nel corso degli anni. Come è ormai noto, gli Orobici Folkstone hanno comunicato non molto tempo fa il loro scioglimento, con rammarico e commozione da parte dei fans. La data dell’Alcatraz è un’occasione per riunire fan di vecchia e nuova data per questo tour itinerante che toccherà buona parte delle città italiane (la scorsa data si è tenuta all’Orion, ndr) e fará una tappa anche a Monaco.

La serata parte già col botto quando Lore e compagni entrano sul palco. La gente non si trattiene, un boato li accoglie e i musicisti sono più carichi che mai. Il pubblico in delirio inizia a cantare a squarciagola, tanto che lo stesso Lore, durante il secondo pezzo, porge il microfono verso gli astanti per lasciarli continuare una strofa. Roby è veramente divina e, scatenata come un uragano, canta il suo brano e incita il pubblico a più riprese. Lore è una molla, salta continuamente, non ha un attimo di respiro: tra un’invasione di palco e l’altra, una ragazza viene portata in ambulanza, per una perdita di sangue all’orecchio, causata probabilmente da un colpo preso durante uno dei primi stage diving creati dal pubblico. A molti sembra quasi non importare questo momento (naturalmente la sottoscritta si augura che stia bene e l’accaduto non le abbia causato lesioni gravi, ndr), perché tutto procede a ritmo serrato, Lore e Roby si alternano al microfono come al solito e il tutto dà una scarica di adrenalina talmente forte che il pubblico non smette un attimo di cantare… anzi! Se possibile, in alcuni brani, lo stesso sovrasta quasi la voce di Lore a tal punto da non lasciare spazio all’audio. Il nostro ci regala un momento meraviglioso, in cui si butta letteralmente sul pubblico per lasciarsi trasportare in stage diving. Una volta tornato sul palco, regala insieme agli altri membri della band sorrisi e lacrime di commozione a più riprese ad ognuno dei presenti, offrendo una setlist davvero di effetto e con un ospite speciale a duettare con loro. Negli intermezzi la band ringrazia tutti coloro che hanno lanciato sul palco del locale meneghino un cartellone, in segno di gratitudine ed affetto verso la band, che ha accompagnato letteralmente per più di una decade e per svariati motivi, ogni singola persona dentro l’Alcatraz quella sera. Senza nemmeno accorgersene, tra un siparietto e l’altro, il concerto purtroppo volge al termine e la band scende dal palco per prepararsi al consueto encore. Al grido di “Se non fate l’ultima noi non ce ne andiamo!”, Lore sale sul palco per una seconda volta, stavolta da solo e annuncia che, purtroppo verso le undici e mezza non si può più stare nel locale, ma che avrebbe regalato qualcosa di improvvisato ed acustico solo per noi. Ed ecco partire le note della meravigliosa “Luna”, in dialetto Orobico. Dolce e allo stesso tempo amara, perché con quel brano raramente inserito in scaletta, nel proprio cuore, ognuno sa che è definitivamente calato il sipario di un’era meravigliosa e festante, così si canta sempre più forte, insieme al nostro amato menestrello, per un saluto degno di essere ricordato.

Non si conoscono i motivi di questa decisione, ma una cosa è certa: alla fine di questo tour, ci sentiremo tutti un po’ più vuoti. I Folkstone sono stati veramente un grande collante per il pubblico, che tra un live e l’altro, ha contratto matrimonio, ha stretto amicizie pluridecennali e molto altro ancora! Possiamo solo augurare a tutti i membri della band un meraviglioso futuro, anche in altri progetti non solo musicali, ma anche di vita e rinnoviamo la speranza di poterli rivedere insieme su un palco per una reunion, un’altra volta ancora con passo pesante.

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